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2 Maggio 2018 l’astronauta catanese Parmitano torna nello spazio

l’astronauta catanese Parmitano torna nello spazio

L’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), Luca Parmitano torna sulla Stazione Spaziale per il maggio 2019. L’annuncio è arrivato dal Direttore Generale dell’ESA Jan Woerner durante la riunione del consiglio a livello ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea svoltasi a Lucerna.

Parmitano era stato il primo italiano a compiere una “passeggiata spaziale”. Che di passeggiata ha ben poco, perchè si tratta di un’attività esterna ad un veicolo o stazione spaziale, lavorando faticosamente nel vuoto del cosmo. Una sua prima “attività esterna” il 9 luglio 2013, durò circa sei ore. La seconda, il 16 luglio, venne interrotta dopo poco più di un’ora a causa di un guasto al sistema di raffreddamento dello scafandro.

Luca Parmitano (Paternò, 27 settembre 1976)

E’  stato selezionato come astronauta ESA nel maggio 2009. Viene incluso nell’equipaggio di riserva della missione Expedition 34, e infine selezionato come ingegnere di volo per le missioni Expedition 36 ed Expedition 37. Il 28 maggio 2013 è partito con la Sojuz TMA-09M dal Cosmodromo di Baikonur, Kazakistan, in direzione della Stazione Spaziale Internazionale. È il suo primo viaggio nello spazio ed è rimasto fino a novembre dello stesso anno insieme ai suoi compagni Fëdor Nikolaevič Jurčichin e Karen L. Nyberg

La missione prevedeva la partecipazione di Parmitano ad almeno due passeggiate spaziali, la prima delle quali ha avuto luogo il 9 luglio 2013 ed ha avuto una durata di 6 ore e 7 minuti: Parmitano è diventato così il primo astronauta italiano a svolgere attività extraveicolari.

La seconda attività extraveicolare ha avuto luogo il 16 luglio 2013, ma si è interrotta anzitempo a causa di un problema tecnico: poco dopo l’inizio della sessione Parmitano ha riportato di avere dell’acqua all’interno del casco della tuta Extravehicular Mobility Unit. Dato che l’acqua continuava ad aumentare ed aderiva al volto di Parmitano causandogli difficoltà di visione e di respirazione (si stima che nel casco si fosse accumulato circa un litro e mezzo d’acqua[10]), il direttore di volo David Korth ha ordinato ad entrambi gli astronauti di rientrare nel Joint Airlock. Nel complesso la seconda EVA ha avuto una durata di 92 minuti.

Un’inchiesta è stata aperta per investigare le possibili cause del problema e la NASA ha dichiarato che non saranno programmate ulteriori attività extraveicolari finché l’origine del problema non sarà stata chiarita.

L’indagine ha permesso di appurare che l’allagamento del casco era dovuto ad un malfunzionamento della centrifuga che separa il flusso d’aria che circola verso il casco dall’acqua.

Successivamente le tute da EVA sono state dotate di apposito boccaglio per consentire la respirazione dell’astronauta anche in caso di casco allagato.

 

1 Aprile 2018 Pasqua e Pasquetta: storia e tradizioni in Sicilia

Pasqua e Pasquetta: storia e tradizioni in Sicilia

La festività della Pasqua è la principale e più importante ricorrenza del cristianesimo, perchè celebra la risurrezione di Gesù che, secondo le Scritture, è avvenuta nel terzo giorno successivo alla sua morte in croce. La data della Pasqua varia di anno in anno secondo i cicli lunari, e determina anche la cadenza di altre celebrazioni e tempi liturgici, come la Quaresima e la Pentecoste.

Il nome “Pasqua” deriva dal latino pascha e dall’ebraico pesah. Ossia l’aiuto ai poveri, la solidarietà, la fraternità e l’amore per gli altri, tanto da sacrificare la propria vita per questi ideali.
Il Nuovo Testamento narra che Gesù fu crocifisso alla vigilia della Pasqua ebraica. I cristiani di origine pagana celebravano la Pasqua ogni domenica. Nacquero così gravi controversie all’interno del mondo cristiano, che si risolsero nel 325 con il concilio di Nicea in cui si stabilì definitivamente che la Pasqua doveva essere celebrata da tutta la cristianità la prima domenica dopo la luna piena seguente l’equinozio di primavera. Inoltre nel 525 si stabilì che la data doveva trovarsi fra il 22 marzo e il 25 aprile.
La Pasqua cristiana, come viene festeggiata in Italia, è preceduta da un periodo di penitenza: si tratta della Quaresima, che dura 40 giorni e va dal mercoledì delle Ceneri al Sabato Santo, cioè il sabato prima di Pasqua. Durante la Settimana Santa nei paesi cattolici si svolgono diversi riti che rievocano la Passione di Cristo: si benedicono le case, si consuma l’agnello pasquale, si distribuiscono uova e dolci a forma di colomba.
Un rito molto diffuso in Spagna e in diverse città italiane è quello della “Processione del Cristo Morto”, che si svolge di solito il Venerdì Santo. In molti paesi si effettuano due processioni in contemporanea: una con il Cristo morto, l’altra con la Vergine Addolorata. Le processioni partono da due chiese diverse e si incontrano in un luogo preciso, in cui avviene ciò che viene chiamato “l’affrontata”, ossia l’incontro di Maria con il figlio defunto.

Subito dopo Pasqua si celebra la “Pasquetta”. Con il termine Pasquetta si indica, popolarmente, il primo lunedì dopo la domenica di Pasqua (propriamente chiamato: Lunedì dell’Angelo). Con questa festa si vuole ricordare l’apparizione di Gesù risorto ai due discepoli in cammino verso il villaggio di Emmaus, a pochi chilometri da Gerusalemme. E’ consuetudine tra i cristiani, proprio per ricordare il viaggio dei due discepoli, di trascorrere questa giornata con una passeggiata “fuori le mura”: una “scampagnata” fuori città. Dal venerdì santo fino alla domenica di Pasqua, le campane delle chiese italiane non suonano, in segno di dolore per il Cristo crocifisso. Anche in Francia esiste questa usanza e ai bambini si dice che le campane sono votate a Roma. La domenica mattina, mentre i bambini guardano in cielo per scoprire se riescono a vedere le campane che ritornano, i genitori nascondono in casa uova di cioccolato. In Sicilia, si è soliti trascorrere il giorno di Pasquetta organizzando scampagnate e gite fuori porta. Complice il bel tempo e il clima che inizia a diventare più caldo, ci si riunisce presso i “villini” o ci si reca in località marine alle porte della città. E’ praticamente un rito! Si cucina carne alla brace, sulla classica carbonella, come le tanto amate “stigghiole” e si trascorre la giornata all’aperto.

 La Pasqua è la ricorrenza che fin dai tempi più antichi e più di ogni altra, ha suscitato in tutto il territorio dell’isola, una intensa partecipazione popolare. Nel corso della Settimana Santa è un susseguirsi di rappresentazioni e processioni che hanno come intento quello della rievocazione e commemorazione della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo. I cortei che si snodano per le vie delle città sono formati dalle confraternite delle arti e dei mestieri nei loro caratteristici antichi costumi, seguite dal clero con i paramenti quaresimali, nonché da simulacri di Gesù morto, della Madre sua in dolore e dagli altri personaggi che contornano la Passione di Cristo. Ma più spesso queste rappresentazioni sono impersonate dai fedeli che raffigurano con grande pathos i tristi momenti del Calvario di Gesù.
La presenza attiva della gente è sentita a tal punto che, anche a livello emotivo, i sentimenti del dolore per la Morte prima e poi della gioia per la Resurrezione del Redentore, appaiono autentici per la teatralità che assumono nei vari passaggi del ciclo pasquale. Forte è la simbologia che connota e caratterizza la Settimana Santa sia a livello decorativo degli scenari per la presenza di elementi ormai rituali quali il grano, il pane, il colore viola dei paramenti, i fiori ed altro sia anche a livello metaforico in quanto si vuole che la Pasqua, che cade sempre in Primavera, rappresenti il risveglio della Natura dopo il letargo invernale, e quindi la rinascita della Vita ed il trionfo del Bene sul Male.
Il Mistero Pasquale viene rievocato anche nei più piccoli centri di tutta la Sicilia per la voglia di non mancare alle tradizioni ma soprattutto per dare espressione ai propri, autentici sentimenti religiosi. Ma in alcune località le celebrazioni assumono una spettacolarità particolare tale da creare un’atmosfera di lutto e di dolore da cui è impossibile sottrarsi.

Le principali celebrazioni Pasquali.
Si comincia con la Domenica delle Palme. Ci sono paesi nei quali questo momento viene ricordato con una grande processione di confraternite, con gli stendardi e le tradizionali casacche con le effigi dei Santi Protettori che accompagnano un Gesù giovinetto che fa il suo ingresso a Gerusalemme. Grandi foglie di palma intrecciati ad arte e rami di ulivo sono segni di un clima festoso. La tradizione vuole che per la Domenica delle Palme si sfoggi un abito nuovo. La festa dura poco, l’indomani non è più possibile divertirsi e, dopo la morte di Gesù, bisognerà osservare un digiuno di almeno tre giorni.

LA SETTIMANA SANTA. Nel corso della settimana si svolgono sia le processioni, dove la liturgia popolare raggiunge il suo culmine recuperando anche preziosi tratti figurativi connessi a una cerimonialità agraria, sia le Sacre Rappresentazioni. Queste ultime presentano, con una serie di parti recitate, una sorta di rievocazione storica del Sacro Evento. Vengono rappresentati, di volta in volta e da caso a caso: l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento simbolico all’Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù e il trasferimento al Sinedrio, il processo, il Calvario, l’agonia e la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura.
IL GIOVEDI’ SANTO. Il Giovedì Santo è la serata dedicata alla “celebrazione eucaristica” con la visita ai Sepolcri che vengono realizzati in ogni parrocchia e, una volta, erano momenti di involontario campanilismo per il miglior allestimento artistico. Il momento ricorda la ricorrenza dell’Ultima Cena. Adorno di ceri, fiori e splendidi vasi con pianticelle di frumento germinate al buio, il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo e, nella parrocchia, si veglierà in preghiera fino al mattino successivo. Il giro dei Sepolcri è considerato una, sia pur eccezionale, visita di lutto. Addirittura a Favara si usa, il Sabato Santo, fare fare alla Madonna una visita di condoglianze. La tradizione impone il numero dei sepolcri da visitare: i fedeli dovranno recarsi in parocchie differenti o nella stessa per più di tre volte e, comunque, per un numero di volte dispari.
IL VENERDI’ SANTO. Il Venerdì Santo è il giorno di lutto assoluto. Molti anni fa anche le sale cinematografiche interrompevano le loro proiezioni quando la città si apprestavano a vivere questo intenso momento emotivo.
IL SABATO SANTO. Il Sabato Santo a mezzanotte si compie la Svelata del Cristo consistente nella caduta di un enorme telo che copre l’altare maggiore e conseguentemente la comparsa del simulacro del Cristo Risorto: nello stesso istante si sciolgono le campane che annunciano al popolo la Resurrezione: momento di grande gioia che ha il suo culmine la Domenica di Pasqua.
LA DOMENICA DI PASQUA. Sono molti i detti popolari che si riferiscono alle festività pasquali e alla gioia della Domenica di Resurrezione: “Mmiati l’occhi chi vittiru Pasqua”, “Beati coloro che sono arrivati vivi e felicemente, alla nuova Pasqua”; o ancora “Essiri cuntentu comu na Pasqua” o, al contrario “Fici na mala Pasqua”. Molto diffuso, la Domenica, è l’incontro tra la Madonna e il Figlio Risorto, una singolare processione che si svolge in molte città.

I simboli della pasqua. Il coniglietto pasquale. Tra i diversi richiami pasquali che fanno bella mostra di sé nelle vetrine dei negozi compare anche un simpatico coniglietto che porta delle uova. La sua presenza non è casuale ma si richiama alla lepre che sin dai primi tempi del cristianesimo era presa a simbolo di Cristo.
Inoltre, la lepre, con la caratteristica del suo manto che cambia colore secondo la stagione, venne indicata da sant’Ambrogio come simbolo della risurrezione.

La tradizione delle uova di Pasqua. Apparentemente la tradizione dell’uovo pasquale sembra non avere niente a che fare con la tradizione cristiana della Pasqua, ma questa – come vedremo – è una convinzione errata.
Fin dagli albori della storia umana l’uovo è considerato la rappresentazione della vita e della rigenerazione. Questo lo possiamo vedere dall’uso simbolo che molte culture antiche facevano di esso. I primi ad usare l’uovo come oggetto benaugurante sono stati i Persiani che festeggiavano l’arrivo della primavera con lo scambio di uova di gallina. Anche nella antica Roma erano, esistevano tradizioni legate al simbolo delle uova. I Romani erano soliti sotterrare nei campi un uovo dipinto di rosso, simbolo di fecondità e quindi propizio per il raccolto. Ed è proprio con il significato di vita che l’uovo entrò a far parte della tradizione cristiana, richiamando alla vita eterna. Nella cultura cristiana questa usanza risale al 1176, quando il capo dell’Abbazia di St. Germain-des-Près donò a re Luigi VII, appena rientrato a Parigi dalla II crociata, prodotti delle sue terre, incluse uova in gran quantità. L’uso di regalare uova è collegato al fatto che la Pasqua è festa della primavera, dunque anche della fecondità e del rifiorire della natura. L’uovo è appunto simbolo della vita che si rinnova ed auspicio di fecondità.

Tipica della Pasquetta è «A ‘ntinna» ovvero il gioco dell’albero della cuccagna, nel quale i giovani andavano alla conquista di prodotti tipici, sfidandosi nell’abilità ad arrampicarsi sull’albero ricoperto di grasso.

28 Marzo 2018 Giuliano Sangiorgi dei Negramaro riceve la cittadinanza onoraria a Caltanissetta

Giuliano Sangiorgi dei Negramaro riceve la cittadinanza onoraria a Caltanissetta

Caltanissetta- Giuliano Sangiorgi, cantautore e musicista, frontman del gruppo italiano dei Negramaro, ha ricevuto martedì 27 marzo, presso il Teatro Margherita la cittadinanza onoraria di Caltanissetta, città d’origine del padre Gianfranco, scomparso nel 2013. Il cantante ha dedicato al genitore il brano Lo sai da quiil singolo tratto da La rivoluzione sta arrivando, album del 2016, divenuto successivamente la colonna sonora del film Non è un paese per giovani di  Giovanni Veronesi.

Lo ha deciso l’amministrazione comunale nissena, per iniziativa del primo cittadino, Giovanni Ruvolo, che ha organizzato l’evento “Straordinari nisseni. Caltanissetta per Giuliano Sangiorgi” e include l’esibizione di alcuni artisti locali. Sangiorgi è stato omaggiato per il suo attaccamento ai riti della Settimana Santa di Caltanissetta.

Guarda il video: https://youtu.be/OZbvdttC0pk.

Il cantante, contento e onorato, in molte sue interviste rilasciate nel corso della sua carriera, ricorda Caltanissetta e la sua infanzia. A Caltanissetta vivono i suoi più stretti familiari e con la nostra terra ha sempre mantenuto un legame affettivo che lo porta spesso a farvi ritorno. Commosso Giuliano Sangiorgi ha parlato a lungo della città di Caltanissetta e del legame emotivo che ha per quei luoghi, durante la conferenza stampa. I ricordi della sua infanzia, il viaggio verso la Sicilia per andare a trovare parenti, zii e cugini, un’emozione che Giuliano stenta a trattenere negli occhi e nel cuore.

Ecco cos’ha detto: “Sento quasi che non ci dobbiamo girarci tanto intorno a questa cosa, nel senso che ha una sua formalità e dobbiamo rispettarla però, c’è una sostanza che è quella: io SONO nisseno!”

Negramaro sono impegnati in una prossima tournée che li vedrà toccare alcune tra le più grandi città italiane. In Sicilia si esibiranno l’8 luglio, allo stadio San Filippo di Messina.

17 Marzo 2018 Le tradizioni della festa di San Giuseppe in Sicilia

Le tradizioni della festa di San Giuseppe in Sicilia

Tra le feste e tradizioni siciliane, quella in onore di San Giuseppe occupa sicuramente uno dei primi posti. La figura di S. Giuseppe, sposo di Maria e padre putativo di Gesù, è molto venerata in Sicilia, e lo dimostra l’alto numero di persone con nome Giuseppe e tutti i suoi derivati: Peppe, Peppino, Pino, Pippo, Giuseppa, Giuseppina, Peppina, Pina, Giusy, ecc… S. Giuseppe è il simbolo della famiglia, dell’onestà, dell’umiltà e dell’amore per le cose semplici.

Tantissime sono i piatti della tradizione legati a questa ricorrenza. Si tratta per lo più di piatti semplici, realizzati con ingredienti poveri.

Le tradizioni legate alle celebrazioni del Santo sono innumerevoli, particolarmente sentite e spesso caratterizzate da cibi speciali legati a tradizioni antiche.  I cibi serviti sono essenzialmente semplici e stagionali, non mancano asparagi, finocchi, carciofi e cavolfiori accompagnati da uova, legumi e frutta secca. Le pietanze sono tante e possono arrivare anche a cento, tutte diverse tra loro.

Eccone alcuni:

  • la pasta condita con il pan grattato, prezzemolo tritato e zucchero. 
  • il riso con il finocchietto selvatico e il pan grattato.
  •  il minestrone di San Giuseppe, una minestra di pasta, legumi e verdure che secondo la tradizione veniva preparata in grossi pentoloni e poi distribuita su grandi tavolate.
  • il pane di S. Giuseppe, tipico della Provincia di Palermo, una pagnotta tonda, incisa in superficie, con dentro semi di finocchio, che ancora oggi viene benedetto in chiesa.
  • la pasta con le sarde e finocchietto selvatico, è sicuramente uno dei piatti più tipici della cucina siciliana, e più precisamente di quella palermitana. Piatto assai povero: basti pensare che le sarde si trovano ad un prezzo bassissimo ed il finocchietto cresce selvatico e lo si può raccogliere in campagna. Una vera prelibatezza che trae le sue origini dalla dominazione araba.

Immancabili anche i dolci tipici:

  • la Sfincia di S. Giuseppe, una frittella piuttosto gonfia, ricoperta di crema di ricotta con scaglie di cioccolato e frutta candita.
  • le zeppole di riso con miele.
  •  le“crispelle di S. Giuseppe”

Tante anche le tradizioni religiose delle città siciliane.

La città di Caccamo dedica ben due manifestazioni alla festa di San Giuseppe, entrambe organizzate dalla Chiesa della SS Annunziata. Due domeniche prima del 19 va in scena A’ Retina, ovvero una sfilata di muli bardati a festa accompagnati dalla banda musicale, che fa il giro del paese raccogliendo offerte in natura, le cosiddette prumisioni (offerte) che i devoti fanno al Santo. Le due domeniche precedenti alla festa, sempre alla chiesa dell’Annunziata, viene accesa A’ Scalunata di San Giuseppe, una lunga scala di ceri illuminati dietro l’altare, in cima alla quale si trova la statua di S. Giuseppe col Bambino.

In molti paesi vengono allestiti gli Altari di San Giuseppe e vengono imbandite le Tavolate di S. Giuseppe, in cui intere famiglie, in virtù di una promessa fatta al santo, contribuiscono nella preparazione di cibi e pietanze tipiche da offrire ai poveri. Questa tradizione è molto sentita a Salemi (dove negli ultimi anni la festa ha assunto toni più folkloristici, richiamando l’attenzione di molti turisti), Niscemi, Leonfronte, Salaparuta, Balestrate, Borgetto, ecc.

A Godrano si organizzano anche rappresentazioni tradizionali: protagonisti figuranti che simulano una Sacra Famiglia.

A Prizzi si svolge il “Convito di San Giuseppe”. A Dattilo e a Paceco invece c’è il tradizionale “‘Nmitu di San Giuseppe”: qui si distribuisce il pane votivo e si svolge la sfilata del Carro dei pani. Anche a Canicattì – in provincia di Agrigento – vige la tradizione di preparare un ricco pranzo così da offrirlo alla Sacra Famiglia.

Ribera i festeggiamenti iniziano dalla domenica precedente, con l’entrata dell’alloro, ovvero una sfilata di uomini a cavallo che reggono rami di alloro, seguiti da una torre alta 10 metri, ricoperta da varie forme di pane benedetto e sormontata dal quadro di San Giuseppe, trainata da un carro.

Diffuse, specie in molti quartieri del centro storico di Palermo, sono le spettacolari Vampe di S. Giuseppe, degli immensi falò, accesi la sera del 18 marzo, che praticamente illuminano a giorno l’intero circondario. Una tradizione molto antica e molto sentita, che nonostante la sua pericolosità si ripete tutti gli anni.

Scicli, in provincia di Ragusa, la notte del 16 marzo, fin dal medioevo si fa la Cavalcata di S. Giuseppe: si passa a cavallo per la città e intanto si accendono i fuochi benedetti.

Una festa che porta con sé riti, aspetti e tradizioni della nostra Sicilia.

8 Marzo 2018 La catanese Dora Musumeci, prima pianista jazz d’Italia

La catanese Dora Musumeci, prima pianista jazz d’Italia

Oggi, 8 marzo giorno scelto per la festa internazionale della donna, vogliamo farvi conoscere un talento nostrano: la catanese Dora Musumeci, la prima pianista jazz d’Italia.

Dora Musumeci nacque a Catania nel 1934. Il padre Salvatore Musumeci era violinista presso il Teatro Massimo Vincenzo Bellini. Vero talento, Giulia Isidora, questo il suo nome di battesimo, cominciò a studiare musica a cinque anni, divenendo ben presto una bambina- prodigio; a dieci faceva parte di vari gruppi musicali nei quali si esibiva da professionista. A quindici abbandonò la scuola per partire per il suo primo tour internazionale per Tripoli. Da quel momento si diede tutta alla musica.

A 18 anni si diplomò in pianoforte classico col massimo dei voti e la lode, presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, scegliendo il nome di Dora Musumeci

Dopo il diploma, Dora abbandonò la musica classica, rapita dalle melodie coinvolgenti del jazz, inventato in America dal siciliano Dominic James La Rocca, detto Nick.

Nel ’47 per Dora iniziò la sua consacrazione, sancita da un articolo monografico su di lei pubblicato su Musica Jazz.  La sua fama superava i confini dell’Isola. L’artista collaborò con i grandi della musica, soprattutto jazz, come Dizzy Gillespie e Lionel Hampton. Formò la sua prima band, il cui bassista e cantante era Roby Matano (in seguito componente de “I Campioni”) e incise le sue prime canzoni, che la condussero in tour in Spagna, Francia, Portogallo, Germania, Belgio e Svizzera.

Nel nel 1956, a Torino, Dora pubblicò l’album “La regina dello swing” che le fece vincere nello stesso anno il primo premio al Festival del Jazz di Modena. Veniva spesso ospitata in trasmissioni televisive e radiofoniche, e continuò a pubblicare dischi per varie case discografiche; dal vivo inoltre eseguiva spesso arrangiamenti jazz di canzoni di musica leggera. Formò un quartetto a suo nome a cui appartenevano “fair” Little Cickets, Tonino Ferrelli e Roberto Petrin.

Negli anni Sessanta, Dora Musumeci arrivò anche al Piper, il noto club musicale di Roma, portando quindi il jazz nella casa consacrata alla beat; partecipò a numerose trasmissioni radio e tv , ebbe parte attiva nel mondo del cinema, registrando alcuni brani per colonne sonore assieme a importanti  compositori, tra cui il maestro Ennio Morricone, Romano Mussolini Giovanni Tommaso. In questi anni tanti sono stati i concerti e i festival a cui Dora partecipò, arrivando a conoscere e a lavorare con alcuni dei direttori d’orchestra come Scherchen, Urbini, Somogyi, Fistoulari, Gillespie, Cannonball Weismann, Garcia Asencio. La catanese si dedicò inoltre alla realizzazione di musiche per spettacoli radiofonici o teatrali, come nel caso de “L’aria del continente” di Nino Martoglio, adattamento di Turi Ferro. La musicista incise fino al 1961.

Con questo successo, Dora Musumeci girò molte volte l’Europa. Negli anni Settanta abbandonò definitivamente il jazz per dedicarsi alla musica classica, suo grande amore, soprattutto a quella di Debussy, Bach, Rachmaninoff. Compose musiche per spettacoli radiofonici, tra cui nel 1972 “La scuola dei buffoni” di Michel de Ghelderode, per la regia di Romano Bernardi.

Divenne insegnante di pianoforte al Conservatorio Francesco Cilea di Reggio Calabria dove insegnò fino alla fine della sua vita, avvenuta nel 2004 in seguito ad un incidente stradale avvenuto a Catania, nei pressi del Corso Italia, dopo un lungo periodo di coma.

Nel 1994 venne nominata Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica, come eccellenza italiana nel mondo. 

La discografia di Dora Musumeci

Ecco alcuni dei suoi successi:

33 giri

  • 1956: La regina dello swing (Cetra LPA 66, 25 cm)
  • 1961: 24 motivi al pianoforte (Vik, KLVP 91; pubblicato come Dora Musumeci e il suo Trio)
  • 1970: Modern piano music (Tank STG 7037).
  • 1967: Un anno di successi (Bluebell Records BB RD 100; Dora Musumeci esegue Winchester Cathedral)
  • 1988: Italian Jazz graffiti volum3 1 (Musica Jazz 2mjp 1064; album antologico allegato al numero 8-9 del 1988 della rivista Musica Jazz; Dora Musumeci esegue un brano strumentale registrato dal vivo a Torino il 3 novembre 1954)

EP

  • 1955: Caminito / Somebody Loves Me / Yesterdays / Kiss Tango (Cetra, EP 0531; con Armando Fragna e Beppe Mojetta; la Musumeci esegue Somebody Loves Me e Kiss Me, mentre l’orchestra Fragna esegue Kiss Tango e l’orchestra Mojetta esegue Caminito)
  • 1957: Ehi tu/Blues in cornice / La cicoria /Lullaby of Broadway (Philips, PE 431 025)
  • 1959: Chimere / Mentre il tempo passa / Io partirò / All Right, Ok, You Win (Consorti, MLE 10003)

78 giri

  • 1954: Vorrei sapere perché / O cangaceiro /Jamaican rumba / That’s My Desire (Cetra DD 10308)

45 giri

  • 1959: Ehi tu / Lullaby of Broadway (Philips, 363 428 PF)
  • 1960: Sono stanco / Dall’alba al tramonto (Cetra, SP 30763; con Giacomo Rondinella)
  • 1961: Qualcuno ha chiesto di me / Caffè e camomilla (RCA Italiana, PM 3036).

Guarda i video con le sue esibizioni e dei suoi brani più famosi: https://youtu.be/8reKtN3MX7k; 

https://youtu.be/O4VNzC-P2rs; https://youtu.be/3rw24EQNvKE.

Vedi anche: http://catania.italiani.it/latin-swing-al-cortile-platamone-conosciamo-gli-hjo-jazz-orchestra/

7 Marzo 2018 I film che raccontano la Sicilia

I film che raccontano la Sicilia

La Sicilia, oltre che essere fucina di talenti della scrittura, protagonista di grandi pagine di letteratura, è stata designata sul grande schermo come location e sfondo di molte pellicole cinematografiche, che ne hanno ritratto le varie caratteristiche.

Vi proponiamo i 10 grandi film che raccontano la Sicilia.

  1. La terra trema (1948): diretto da Luchino Visconti,  Ispirato da “I Malavoglia” di Giovanni Verga. Fu girato ad Acitrezza, terra dei Ciclopi e dei Faraglioni, con attori non professionisti.
  2. I cavalieri dalle maschere nere (1948): diretto da Pino Mercanti, ispirandosi al romanzo“I Beati Paoli “di Luigi Natoli.
  3. Stromboli (Terra di Dio) del 1950, diretto da  Roberto Rossellini. La pellicola divenne un classico del Neorealismo italiano. Venne girato a Stromboli vide il coinvolgimento di molti dei veri abitanti dell’isola.
  4. Il Gattopardo (1963) – Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e diretto da Luchino Visconti.
  5. Sedotta e abbandonata (1964) – Diretto da Pietro Germi, è il secondo film della trilogia iniziata con “Divorzio all’italiana” e propone un’analisi impietosa della Sicilia degli anni ’60.
  6. La ragazza con la pistola (1968) diretto da Mario Monicelli, con la straordinaria interpretazione di Monioca Vitti e Carlo Giuffrè.
  7. Nuovo Cinema Paradiso (1988) – Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, ache nel 1990 conquistò l’Oscar per il miglior film straniero. Parlando di Tornatore, è impossibile non citare Malena, girato a Siracusa nel 200o e anche Baarìa, girato nel 2009.
  8. Il postino (1994): di Massimo Troisi, trae ispirazione dal romanzo del cileno “Antonio Skàrmeta Il postino” di Neruda. Parte del film è stato girato anche a Salina, nelle isole Eolie, e in particolare a Pollara di Salina, scelta per le riprese dei paesaggi naturali.
  9. I cento passi (2000): diretto da Marco Tullio Giordana, racconta la vita e l’omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia.
  10. Terraferma (2011): diretto da Emanuele Crialese, è stato girato a Linosa ed affronta il tema dell’immigrazione clandestina.