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Con l’apertura delle iscrizioni alla scuola superiore 2026/27, migliaia di famiglie italiane si trovano davanti a una scelta che pesa come un verdetto sul futuro dei figli. Ma dietro il clic sul portale del Ministero si nasconde spesso una trappola generazionale: l’idea che il liceo sia l’unica strada “giusta”.
A lanciare l’allarme è la pedagogista Maria Cristina Boccacci:
«Scegliere il liceo solo per prestigio è un errore pedagogico che può rovinare i ragazzi. I genitori devono fare un passo indietro».
I numeri parlano chiaro: un genitore su due (51%) spinge il figlio verso il liceo, convinto che sia l’unica scelta in grado di garantire un futuro solido. Secondo un’indagine di Skuola.net, per un ragazzo su quattro il liceo resta la destinazione “naturale” per chi ha buoni voti.
«È come se la pagella fosse un binario unico: sei bravo? Classico o Scientifico. Altrimenti tecnico o professionale», spiega Boccacci.
Un approccio che ignora una realtà ormai evidente: oggi il mercato del lavoro cerca competenze, non etichette.
Il passaggio dalle medie alle superiori viene spesso vissuto dagli adulti come un esame personale.
«Se mio figlio non va al liceo prestigioso, ho fallito come genitore?», è la domanda non detta.
«La scelta della scuola non è il secondo tempo della nostra vita», chiarisce la pedagogista.
«Molti genitori oscillano tra il lasciare troppa libertà e l’essere iper-controllanti, spingendo i figli a seguire percorsi familiari che non appartengono loro».
Il rischio è alto: ragazzi con talenti creativi, pratici o relazionali costretti a studiare materie che non sentono, solo per rispettare una tradizione.
Mentre molte famiglie inseguono il liceo, il mondo del lavoro racconta un’altra storia.
Solo il 18% dei ragazzi pensa che senza laurea non ci sia futuro. E non hanno torto.
«Viviamo un mismatch enorme – sottolinea Boccacci –. Mancano idraulici, muratori, carpentieri, tecnici specializzati. Non sono più lavori di serie B: oggi sono professioni ad alta specializzazione tecnologica, spesso meglio retribuite di molti impieghi d’ufficio».
In un mondo che cambia rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, nessuna scelta è definitiva: la normativa consente di cambiare indirizzo entro il secondo anno, senza esami integrativi.
Il 71% degli studenti si affida agli Open Day, ma l’esperta invita alla prudenza:
«Spesso sono solo vetrine. Nessuno invita ospiti a casa senza prima sistemare tutto. Le scuole mostrano il lato migliore per attirare iscrizioni».
Il consiglio è andare oltre l’effetto wow e consultare dati oggettivi, come quelli disponibili su Scuola in Chiaro, analizzando il RAV (Rapporto di Autovalutazione): risultati Invalsi, stabilità del corpo docente, continuità didattica.
Scegliere una scuola lontana solo per il nome può essere un boomerang.
«Una sede a 20 km – spiega Boccacci – limita le relazioni pomeridiane e la socialità, fondamentali per sviluppare soft skill e autoregolazione emotiva».
«La scelta delle superiori va fatta con serenità, non con ansia da prestazione», conclude la pedagogista.
La scuola non è un trofeo sociale, ma un ecosistema in cui il ragazzo deve sentirsi nel posto giusto.
L’obiettivo non è inseguire il prestigio, ma potenziare i talenti reali, senza proiezioni personali.
Perché oggi la vera sicurezza non è un indirizzo “importante” sulla carta, ma un giovane capace di adattarsi, reinventarsi e crescere con fiducia in sé stesso.
Scritto da: Fina Leocata
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