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C’è una data che preoccupa il settore dell’aviazione europea: il 9 aprile. In quel giorno la petroliera Rong Lin Wan attraccherà a Rotterdam con quello che potrebbe essere l’ultimo carico di cherosene proveniente dal Golfo Persico. Dopo questa consegna, le forniture rischiano di interrompersi a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio fondamentale per il trasporto globale di petrolio e carburanti.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più strategici al mondo per il traffico energetico. Gran parte del carburante utilizzato in Europa passa proprio da qui. Il blocco legato alle tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti rischia quindi di interrompere una delle principali vie di approvvigionamento, con effetti diretti sul settore aereo.
Al momento le compagnie aeree dispongono di riserve che possono coprire circa tre o cinque settimane di attività. Tuttavia, se la situazione non si sbloccherà, già nel mese di maggio potrebbero emergere le prime criticità. Le alternative non sono sufficienti a compensare la mancanza del carburante mediorientale, anche perché molti fornitori internazionali stanno privilegiando i propri mercati interni.
Il problema riguarda tutta l’Europa, ma alcuni Paesi risultano più esposti. L’Italia, ad esempio, produce solo una parte del carburante necessario al proprio fabbisogno quotidiano, mentre altre nazioni dipendono quasi completamente dalle importazioni. Negli ultimi anni la situazione si è aggravata a causa della chiusura di diverse raffinerie europee e delle sanzioni che hanno ridotto l’accesso a fornitori più vicini.
La tensione sul mercato si riflette già nei prezzi. Il costo del cherosene è più che raddoppiato in poche settimane, avvicinandosi ai 1.800 dollari a tonnellata. Di fronte a questa situazione, compagnie come Lufthansa e Ryanair stanno valutando possibili riduzioni dei voli, soprattutto sulle rotte più lunghe o con frequenze elevate, per contenere i consumi.
Le maggiori preoccupazioni riguardano il periodo estivo, quando il traffico aereo raggiunge il suo picco. Tra giugno e settembre, la carenza di carburante potrebbe causare cancellazioni, ritardi e disagi diffusi, in particolare negli aeroporti delle isole e nelle località turistiche più difficili da rifornire.
Anche in caso di una rapida risoluzione delle tensioni internazionali, il ritorno alla normalità non sarebbe immediato. La logistica dei rifornimenti richiede tempo e la ripresa completa potrebbe richiedere diversi mesi. Il messaggio che arriva dal settore è chiaro: senza carburante sufficiente, una parte significativa dei voli potrebbe essere cancellata.
Scritto da: Fina Leocata
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