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A meno di due giorni dall’annuncio ufficiale, Andrea Pucci ha deciso di fare un passo indietro e rinunciare alla co-conduzione della terza serata del Festival di Sanremo 2026.
La foto che lo ritraeva nudo, di spalle, su una barca con la scritta «Sanremo… sto arrivando!» è scomparsa dai suoi profili social. Poco dopo è arrivata la decisione definitiva: Pucci ha detto no al Festival, spiegando pubblicamente le ragioni del suo ritiro.
Il comico milanese – all’anagrafe Andrea Baccan – ha parlato apertamente di insulti e minacce ricevuti, non solo nei suoi confronti ma anche verso la sua famiglia. Un’“onda mediatica negativa”, così l’ha definita, che avrebbe reso impossibile affrontare con serenità un appuntamento così importante.
Negli ultimi giorni Pucci era finito al centro delle polemiche per alcune sue battute passate, giudicate da più parti come divisive e politicamente scorrette. Critiche arrivate sia dai social che dalla politica, in particolare da esponenti del centrosinistra.
Nel suo sfogo, Pucci ha respinto le accuse di omofobia e razzismo:
«Sono termini che indicano odio verso il genere umano. Io non ho mai odiato nessuno», ha dichiarato, rivendicando il diritto alla satira e alla comicità.
«Da oltre 35 anni il mio lavoro è far ridere la gente», ha spiegato Pucci, ricordando una carriera costruita sui palchi teatrali e televisivi, da Colorado a Zelig.
Secondo il comico, il clima di attacco mediatico avrebbe compromesso il rapporto di fiducia con il pubblico, elemento che considera fondamentale per poter salire su un palco.
Proprio per questo ha deciso di rinunciare alla proposta:
«Questa situazione altera il patto che c’è tra me e il pubblico. I presupposti per esercitare serenamente la mia professione sono venuti meno».
Nella sua decisione pesa anche un fattore personale. Pucci ha ricordato il malore e l’operazione alle coronarie subita nella primavera scorsa, che lo aveva costretto a interrompere uno spettacolo teatrale.
«A 61 anni, dopo quello che mi è accaduto fisicamente, non sento il bisogno di affrontare una lotta intellettualmente impari che non mi appartiene», ha aggiunto.
Prima di chiudere, il comico ha ringraziato Carlo Conti, la Rai e chi aveva creduto in questa opportunità, definendo Sanremo «una manifestazione che appartiene al cuore del Paese». L’appuntamento, per lui, resta quello con il pubblico a teatro.
Scritto da: Enzo Sangrigoli
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