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Acqua trasparente, sabbia perfetta e panorami che sembrano costruiti appositamente per una fotografia.
La prima tentazione sarebbe togliersi le scarpe e correre verso il mare.
In alcune delle spiagge più spettacolari del mondo, però, sarebbe una pessima idea.
Esistono luoghi nei quali il mare si guarda ma non si tocca, perché la balneazione è vietata, limitata oppure talmente pericolosa da essere fortemente sconsigliata.
E la cosa sorprendente è che alcuni di questi posti hanno tutto l’aspetto di un paradiso.
Dietro una fotografia da cartolina possono nascondersi onde capaci di trascinare una persona in mare in pochi secondi, correnti oceaniche potentissime, temperature proibitive oppure ecosistemi così delicati da richiedere severe limitazioni.
Ecco alcune delle spiagge più incredibili dove, prima di pensare a un tuffo, bisogna conoscere molto bene le regole e soprattutto i pericoli.
È una delle immagini più spettacolari che possa regalare l’Islanda.
Una distesa di sabbia vulcanica nerissima sulla quale si adagiano blocchi di ghiaccio provenienti dalla laguna glaciale di Jökulsárlón.
Quando vengono colpiti dalla luce sembrano giganteschi diamanti sparsi sulla spiaggia.
Da qui il nome Diamond Beach.
Guardandola in fotografia potrebbe sembrare il luogo perfetto per avvicinarsi all’acqua, ma siamo affacciati sul gelido Nord Atlantico.
Temperature bassissime, onde e correnti rendono questo tratto di costa un luogo da ammirare con prudenza, non una classica spiaggia balneare.
Qui costume e infradito possono tranquillamente rimanere in valigia.
Restiamo in Islanda per raggiungere Reynisfjara, una delle spiagge nere più famose del pianeta.
Il paesaggio è impressionante.
Sabbia vulcanica, gigantesche colonne geometriche di basalto e l’Oceano Atlantico che si infrange violentemente sulla costa.
Ma Reynisfjara è conosciuta anche per un fenomeno estremamente pericoloso: le sneaker waves.
Sono onde improvvise che possono spingersi sulla spiaggia molto più lontano rispetto alle precedenti.
Il pericolo è proprio questo: il mare può sembrare relativamente tranquillo per alcuni minuti e poi un’onda raggiunge improvvisamente chi si trova troppo vicino alla battigia.
Le indicazioni di sicurezza invitano a mantenersi lontani dall’acqua e a non voltare mai le spalle all’oceano.
A seconda delle condizioni vengono inoltre applicati differenti livelli di allerta e, nelle situazioni più gravi, l’accesso alla spiaggia può essere chiuso.
Qui non serve entrare in mare per trovarsi in pericolo: può essere il mare ad arrivare fino a te.
Cambiamo completamente scenario.
Niente ghiaccio e sabbia nera.
A Maya Bay, nell’arcipelago thailandese di Phi Phi, troviamo acqua tropicale, vegetazione rigogliosa e una baia circondata da spettacolari pareti calcaree.
È diventata famosa in tutto il mondo anche grazie al film The Beach con Leonardo DiCaprio.
Quella notorietà, però, ha avuto un prezzo.
L’enorme pressione turistica ha contribuito al deterioramento dell’ecosistema e delle barriere coralline, spingendo le autorità thailandesi a chiudere per anni la baia e successivamente a riaprirla con forti limitazioni.
L’accesso dei visitatori viene regolamentato proprio per consentire all’ambiente marino di recuperare.
È il caso perfetto di una spiaggia nella quale il problema non è soltanto proteggere l’uomo dal mare, ma proteggere il mare dall’uomo.
Il nome dovrebbe già rappresentare un avvertimento.
Skeleton Coast, la Costa degli Scheletri, è uno dei paesaggi più selvaggi dell’Africa.
Le gigantesche dune del deserto della Namibia arrivano fino all’Oceano Atlantico creando uno scenario quasi irreale.
Ma quelle acque sono tutt’altro che invitanti.
Nebbia, forti correnti, mare agitato e condizioni difficili hanno reso questa costa tristemente famosa nella storia della navigazione.
Ancora oggi lungo alcuni tratti sono visibili relitti che sembrano abbandonati direttamente nel deserto.
È uno dei luoghi nei quali la parola “spiaggia” rischia di ingannare.
La sabbia c’è.
L’oceano anche.
Ma non siamo davanti al classico posto dove stendere l’asciugamano e andare a nuotare.
Un’altra situazione sorprendente si trova in Australia.
K’gari, precedentemente conosciuta come Fraser Island, è la più grande isola di sabbia del mondo e possiede chilometri di costa spettacolare.
Ma alcune delle sue spiagge hanno una caratteristica decisamente insolita: vengono utilizzate anche come vere e proprie vie di comunicazione per i veicoli fuoristrada.
Sulla famosa 75 Mile Beach possono transitare mezzi 4×4 e persino atterrare piccoli aeroplani.
E il mare non rappresenta necessariamente l’alternativa più tranquilla.
Le autorità del Queensland segnalano nelle acque intorno all’isola la presenza di squali e organismi marini urticanti e avvertono che nuotare nell’oceano non è raccomandato.
Meglio quindi godersi il panorama dalla sabbia oppure scegliere le zone interne dell’isola indicate come adatte alle attività acquatiche.
Una precisazione è necessaria per una località spesso inserita nelle liste delle “spiagge dove è vietato fare il bagno”.
Boulders Beach, vicino a Città del Capo, in Sudafrica, ospita una celebre colonia di pinguini africani.
Il paesaggio è magnifico: acqua trasparente, grandi massi di granito e piccoli arenili riparati.
Una parte dell’area è protetta e per osservare la colonia esistono passerelle dedicate, che consentono di avvicinarsi agli animali senza disturbarli.
Ma questo non significa che a Boulders sia vietato nuotare.
Nelle aree consentite la balneazione è possibile e SANParks indica espressamente il nuoto tra le attività disponibili.
Naturalmente bisogna rispettare gli animali, mantenere le distanze e seguire le indicazioni del parco.
In altre parole, i pinguini sono i padroni di casa.
E qualche volta possono perfino essere loro a entrare in acqua vicino ai visitatori.
È questo l’errore più facile da commettere quando guardiamo una fotografia sui social.
Acqua azzurra significa automaticamente mare sicuro.
Sabbia significa possibilità di fare il bagno.
Ma la natura non funziona così.
Una costa può nascondere correnti di ritorno, onde improvvise, temperature estreme, fauna marina pericolosa oppure ecosistemi protetti.
E le condizioni possono cambiare rapidamente.
Per questo, soprattutto quando si visita una spiaggia sconosciuta all’estero, bisogna sempre controllare la segnaletica e le indicazioni delle autorità locali prima di entrare in acqua.
C’è poi un’altra regola che vale praticamente ovunque.
Non bisogna avvicinarsi all’acqua soltanto perché altre persone lo stanno facendo.
A Reynisfjara, per esempio, le autorità islandesi ricordano espressamente ai visitatori di non voltare mai le spalle al mare e di mantenersi a distanza dalla battigia.
Il fatto che l’onda precedente si sia fermata dieci metri più indietro non significa che farà lo stesso quella successiva.
La fotografia perfetta non vale mai il rischio.
Perché alcune delle spiagge più belle del pianeta possono essere visitate proprio per ciò che sono: spettacoli della natura.
E davanti a certi panorami non serve necessariamente tuffarsi.
Qualche volta la scelta migliore è restare sulla sabbia e limitarsi a guardare il mare.
Scritto da: Enzo Sangrigoli
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