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Non è una vita per tutti, ma per Katia Smiraglia e la sua famiglia è l’unica possibile. Da nove anni lei, Ale Perego e i loro tre figli girano il mondo a bordo di un van, abbracciando uno stile di vita libero e senza radici. La loro scelta è quella di vivere come una vera nomad family, dove la casa non è fatta di mattoni, ma di esperienze e luoghi sempre diversi.
«Non abbiamo una casa, non solo intesa come quella in mattoni. Il nostro essere nomadi è proprio non avere un senso di appartenenza, un luogo fisso», racconta Katia in un’intervista a Fanpage. Per lei la famiglia non è un indirizzo, ma un legame: «Per me la famiglia sono le persone, in qualunque posto esse si trovino».
Tutto è partito da un sogno di gioventù. A 16 anni Katia parte per un programma di scambio culturale negli Stati Uniti e scopre il piacere del viaggio on the road. Da allora non si è più fermata: California, Sud America, Europa, Asia, Australia… il mondo intero è diventato la sua casa.
Poi arriva Ale, e con lui un periodo di vita “stabile” – casa, lavoro, routine – che però le sta stretta. «Era come vivere in una gabbia», racconta. Così insieme decidono di ripartire. Da allora, il van è diventato la loro dimora mobile, e il mondo, la loro scuola di vita.
Una delle domande più frequenti è: “Come fanno a vivere viaggiando?” Inizialmente, Katia e Ale si arrangiavano con lavoretti stagionali, ma oggi lavorano entrambi online. Katia si occupa di scrittura e storytelling, mentre Ale lavora come grafico freelance.
Le priorità della famiglia sono chiare: esperienze prima dei beni materiali. «Preferiamo spendere 150 euro per una lezione di kitesurf ai bambini piuttosto che per una cena al ristorante», dice Katia.
Tra i loro luoghi del cuore ci sono Tarifa e Fuerteventura, dove si fermano più a lungo per vivere in armonia con la natura e godere del mare e del vento, elementi che rappresentano pienamente la loro filosofia di libertà.
I figli della Nomad Family, oggi di 12, 8 e 3 anni, non frequentano la scuola tradizionale. L’educazione avviene on the road, tra esperienze dirette e lezioni impartite dai genitori o da esperti del settore. Se serve, si affidano a insegnanti o professionisti locali, ma tutto avviene in modo naturale e senza pressioni.
Niente smartphone e niente social: «Non hanno i social, non hanno il telefono. Se devono cercare qualcosa su Google usano il nostro», racconta Katia. Tuttavia, la tecnologia non è vista come un nemico: «Se serve, glielo diamo senza problemi».
I bambini non sembrano sentirne il bisogno: i loro stimoli arrivano dal mondo reale, tra surf, skate e avventure quotidiane. Ogni giornata inizia con la luce del sole, non con la sveglia di un telefono.
La storia di Katia Smiraglia e della sua Nomad Family è un invito a riflettere su cosa significhi davvero sentirsi a casa. Non si tratta di mura, ma di persone, esperienze e libertà.
In un mondo che corre veloce, la loro scelta di rallentare, osservare e vivere intensamente ricorda a tutti che la vera ricchezza è il tempo – quello speso insieme, viaggiando, imparando e condividendo emozioni.
Scritto da: Fina Leocata
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