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La storia dell’eredità di Lido Frediani, chimico di fama internazionale, ha lasciato l’Italia senza parole. Nel 2019, l’uomo aveva redatto un testamento sorprendente: quasi tutto il suo patrimonio — circa 3 milioni di euro — sarebbe andato alla badante, assunta da appena venti giorni. Una decisione che, dopo la sua morte nel 2020, all’età di 92 anni, ha scatenato sospetti e accuse di raggiro da parte dei parenti.
La badante e il marito erano stati condannati in primo grado a 4 anni e 4 mesi, con obbligo di risarcire i familiari. Ma la storia non era affatto quella che sembrava. In appello, la verità è emersa con chiarezza: la decisione di Frediani era volontaria, deliberata e motivata da un astio profondo verso la famiglia.
Secondo la ricostruzione della Corte d’Appello di Torino, il rapporto tra Frediani e i suoi familiari si era incrinato proprio nel momento più delicato della sua vita.
Dopo la rottura del femore e alcune ischemie, l’anziano non era più autosufficiente. Aveva chiesto aiuto alla cugina e al nipote, ma:
si erano rifiutati di ospitarlo,
avevano proposto una badante o una struttura,
avevano offerto solo un aiuto limitato tramite pasti e visite.
Questo rifiuto avrebbe segnato profondamente Frediani, che ha deciso di escludere il nipote erede dal testamento.
Amici e conoscenti hanno confermato che l’uomo aveva maturato un forte rancore verso i parenti, al punto da voler evitare qualsiasi contatto, arrivando anche a installare un videocitofono per controllare chi si presentasse alla porta.
A ribaltare completamente la prima sentenza sono stati alcuni elementi ritenuti fondamentali:
Frediani era pienamente capace di intendere e di volere quando redasse il testamento.
La badante aveva ottime referenze e lavorava da lui da soli cinque giorni: un tempo troppo breve per ipotizzare un raggiro.
Il marito della donna, carabiniere, non frequentava l’abitazione, escludendo complotti o pressioni.
Lo stesso Frediani aveva dichiarato più volte la sua volontà di punire i parenti per il mancato aiuto.
La Corte d’Appello ha quindi riconosciuto che il gesto non era frutto di manipolazione, ma di una scelta libera e consapevole: un vero e proprio dispetto nei confronti della famiglia.
La sentenza d’appello ha assolto completamente la badante e il marito. L’eredità resta valida così come stabilita da Frediani: i 3 milioni di euro spettano alla donna, la sola che l’uomo ritenne degna della sua fiducia, seppur conosciuta da pochi giorni.
Un caso che mette in luce la complessità dei rapporti familiari, la solitudine degli anziani e la libertà — spesso contestata — di decidere a chi lasciare i propri beni.
Scritto da: Fina Leocata
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