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Se i nonni vivono lontani, crescere un figlio costa di più: il peso sulle famiglie italiane

today17 Maggio 2026 9

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In Italia i nonni rappresentano da sempre un pilastro fondamentale per la gestione dei figli e dell’equilibrio familiare. Accompagnano i nipoti a scuola, li seguono nei compiti, fanno da baby sitter e aiutano i genitori a conciliare lavoro e vita privata.

Ma cosa succede quando i nonni vivono lontani?

Sempre più famiglie italiane si trasferiscono per lavoro o per esigenze economiche, lasciando genitori e figli lontani dalla rete familiare di origine. Una distanza che non cambia soltanto gli equilibri affettivi, ma anche quelli economici.

I nonni sostituiscono spesso il welfare per l’infanzia

Secondo i dati riportati nell’analisi, in Italia il 64% dei bambini viene affidato ai nonni quando non è con i genitori.

Una forma di supporto che permette alle famiglie di risparmiare migliaia di euro ogni anno tra:

  • baby sitter;
  • asili nido privati;
  • doposcuola;
  • servizi educativi;
  • attività di assistenza quotidiana.

Gli esperti stimano che il lavoro di cura svolto dai nonni abbia un valore economico fino a 18 miliardi di euro all’anno, pari a circa l’1,2% del Pil italiano.

Per una singola famiglia il risparmio può arrivare anche a 3mila euro l’anno.

Quando i nonni sono lontani aumentano i costi

Negli ultimi anni però sempre più giovani adulti si trasferiscono lontano dalla propria città di origine.

Il fenomeno riguarda soprattutto la fascia tra i 25 e i 39 anni, cioè l’età in cui molte coppie costruiscono una famiglia e hanno figli piccoli.

La distanza geografica rende così impossibile il supporto quotidiano dei nonni, che spesso riescono a vedere i nipoti soltanto durante feste o vacanze.

Il risultato è un aumento delle spese familiari e una maggiore difficoltà nell’organizzazione della vita quotidiana.

Le conseguenze sul lavoro femminile

L’assenza di una rete familiare incide soprattutto sulle donne.

Secondo i dati riportati, soltanto il 57% delle madri con figli piccoli lavora, contro il 90% degli uomini con figli.

Molte donne sono costrette a:

  • ridurre le ore lavorative;
  • accettare part-time involontari;
  • rinunciare temporaneamente alla carriera;
  • lasciare il lavoro per mancanza di supporto nella gestione dei figli.

Una situazione che continua ad alimentare il divario occupazionale tra uomini e donne in Italia.

Nascono nuove reti familiari alternative

Per rispondere a queste difficoltà stanno nascendo in diverse città italiane nuovi modelli di supporto alla genitorialità.

A Firenze è nato Spazio Co-Stanza, uno spazio che unisce lavoro e assistenza ai bambini.

A Roma, nel quartiere Centocelle, opera L’Alveare, mentre a Bergamo è attivo Upperlab Family Smartworking.

Palermo e Bari puntano sul supporto alle mamme

Anche nel Sud Italia stanno nascendo progetti innovativi.

A Palermo il progetto Moms Working offre spazi di lavoro gratuiti affiancati da servizi di cura per i bambini.

A Bari la cooperativa Mama Happy propone coworking, attività educative e gruppi di mutuo aiuto tra genitori.

Il ruolo di Save the Children

Tra le iniziative più importanti c’è anche Save the Children con il progetto Spazio Mamme, attivo in diverse città italiane soprattutto nelle aree socialmente più fragili.

L’obiettivo è sostenere le famiglie attraverso percorsi educativi, supporto psicologico e servizi dedicati all’infanzia.

Essere genitori in Italia è sempre più complesso

La distanza dai nonni sta quindi cambiando profondamente l’organizzazione familiare italiana.

In un Paese dove il welfare per l’infanzia resta spesso insufficiente, il supporto familiare continua a essere fondamentale. Quando questo aiuto viene meno, il peso economico e organizzativo ricade soprattutto sulle donne.

Ecco perché sempre più esperti chiedono politiche familiari più forti e servizi pubblici capaci di sostenere davvero la genitorialità.

Scritto da: Fina Leocata

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