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Bastano poche note di una vecchia canzone.
All’improvviso non siamo più nel presente. Torna un’estate di molti anni fa, una persona che avevamo quasi dimenticato, una serata con gli amici, il primo amore oppure una casa nella quale non viviamo più.
Per qualche secondo possiamo persino sorridere.
Poi arriva quella strana sensazione di malinconia.
È la nostalgia, una delle emozioni più particolari che possiamo sperimentare perché riesce a farci stare bene e male quasi contemporaneamente.
In psicologia viene spesso descritta come un’emozione “bittersweet”, letteralmente agrodolce: contiene elementi piacevoli legati al ricordo, ma anche la consapevolezza che quel momento appartiene ormai al passato.
E il modo in cui la viviamo può dipendere molto anche da come stiamo nel presente.
La musica è uno dei più potenti interruttori della memoria autobiografica.
Ascoltiamo una canzone che non sentivamo da vent’anni e improvvisamente riaffiorano immagini che sembravano scomparse.
Ricordiamo dove eravamo.
Con chi eravamo.
Magari persino cosa stavamo facendo.
Un lento può riportarci alla persona con cui lo ballavamo. Una hit estiva può farci rivedere una vacanza, una compagnia di amici o un periodo particolare della nostra vita.
Ma la reazione non dipende soltanto da quello che accadde allora.
Conta anche quello che stiamo vivendo oggi.
Se quel ricordo riguarda una relazione felice del passato mentre nel presente stiamo attraversando una crisi sentimentale, alla gioia iniziale può seguire rapidamente la tristezza.
Il passato diventa inevitabilmente un termine di confronto con il presente.
Ricordare qualcosa e provare nostalgia non sono esattamente la stessa cosa.
Possiamo ricordare perfettamente dove abbiamo parcheggiato l’automobile ieri senza provare alcuna nostalgia.
Questa emozione emerge soprattutto quando il ricordo è autobiografico e personalmente significativo.
Sono episodi collegati alla nostra storia, alle persone che abbiamo amato, ai luoghi nei quali siamo cresciuti e ai momenti che hanno contribuito a costruire ciò che siamo diventati.
Per questo i ricordi nostalgici riguardano spesso periodi importanti della vita e, molto frequentemente, anche l’infanzia e la giovinezza.
A riaccendere un ricordo può essere praticamente qualsiasi cosa.
Una fotografia conservata in un cassetto.
Una canzone.
Un profumo.
Una conversazione.
Un luogo nel quale torniamo dopo molti anni.
Persino un sapore.
Gli odori, in particolare, possono essere potentissimi nel richiamare ricordi autobiografici ed emozioni.
Il profumo di una pietanza può riportarci alla cucina dei nonni. L’odore del mare può far riemergere una vacanza dell’infanzia. Un particolare profumo può ricordarci immediatamente una persona.
Non dobbiamo decidere volontariamente di ricordare.
A volte è il ricordo a trovare noi.
Prendiamo una fotografia di venti o trent’anni fa.
Non vediamo soltanto le persone immortalate nell’immagine.
Guardiamo anche noi stessi com’eravamo allora.
Possiamo ricordare cosa desideravamo, quali erano le nostre preoccupazioni, chi frequentavamo e quale vita immaginavamo di avere davanti.
Quella fotografia diventa quindi una specie di ponte tra due versioni della stessa persona: quella che eravamo e quella che siamo diventati.
Ed è proprio qui che la nostalgia può avere anche una funzione positiva.
Siamo cambiati, ma la persona presente in quella vecchia fotografia continua a essere una parte della nostra storia.
Le esperienze accumulate nel corso degli anni contribuiscono alla costruzione della nostra identità.
Ripercorrere alcuni momenti del passato può quindi darci una sensazione di continuità personale: ci permette di collegare ciò che siamo oggi a ciò che siamo stati.
La nostalgia può anche riportare alla mente relazioni importanti e momenti nei quali ci siamo sentiti amati, accettati o parte di un gruppo.
Per questo non deve essere considerata necessariamente un’emozione negativa.
In determinate circostanze può perfino diventare rassicurante.
Perché ogni ricordo contiene implicitamente una verità: quel momento è passato.
Ed è proprio questa consapevolezza a trasformare la nostalgia in un’emozione agrodolce.
Possiamo ricordare una persona con enorme affetto, ma contemporaneamente renderci conto che non fa più parte della nostra vita.
Possiamo ripensare a un gruppo di amici sapendo che quelle persone hanno preso strade differenti.
Possiamo ricordare una casa nella quale siamo stati felici e sapere che non potremo più tornarci come allora.
Il ricordo è piacevole.
È ciò che rappresenta oggi a poter fare male.
Immaginiamo una fotografia scattata durante una vacanza con una persona amata.
Quando la relazione funzionava, quella fotografia poteva rappresentare semplicemente un momento felice.
Dopo la fine della storia, la stessa immagine può assumere un significato completamente diverso.
La fotografia non è cambiata.
Siamo cambiati noi e soprattutto è cambiato il nostro presente.
È per questo che uno stesso ricordo può farci sorridere in un periodo della vita e rattristarci profondamente in un altro.
La nostalgia funziona quindi come una sorta di dialogo tra due tempi.
Da una parte c’è quello che abbiamo vissuto.
Dall’altra quello che stiamo vivendo.
Se attraversiamo un periodo soddisfacente, ricordare una bella esperienza può regalarci soprattutto piacere e gratitudine.
Se invece siamo soli, tristi o stiamo vivendo un momento difficile, lo stesso ricordo può evidenziare la distanza tra ciò che avevamo e ciò che abbiamo oggi.
È il classico pensiero: “Come stavo bene allora”.
Ma quel confronto può essere ingannevole.
Quando proviamo nostalgia tendiamo infatti a recuperare soprattutto alcuni frammenti significativi del passato.
Non necessariamente l’intera realtà di quel periodo.
Ricordiamo la vacanza, ma magari dimentichiamo le discussioni.
Ricordiamo le serate con gli amici, ma non tutte le giornate difficili che vivevamo nello stesso periodo.
Ricordiamo un amore attraverso i suoi momenti migliori e possiamo lasciare sullo sfondo i motivi per cui quella relazione è terminata.
Il passato può così assumere una luce particolarmente calda.
Non perché sia falso, ma perché la memoria non è una registrazione perfetta della nostra vita.
Ed è forse proprio questa contraddizione a rendere la nostalgia così profondamente umana.
Possiamo essere felici perché qualcosa è accaduto e tristi perché è finito.
Possiamo sorridere pensando a una persona e contemporaneamente sentirne la mancanza.
Possiamo guardare una vecchia fotografia e riconoscere qualcuno che non siamo più, sapendo però che senza quella persona non saremmo diventati ciò che siamo oggi.
La nostalgia non appartiene soltanto al passato.
Parla anche del nostro presente.
E forse è proprio per questo che una canzone ascoltata per caso può avere un effetto così potente: dura pochi minuti, ma riesce a far incontrare chi eravamo, chi siamo e tutto quello che è successo nel mezzo.
Quell’“Amarcord” reso universale da Federico Fellini: io mi ricordo.
Scritto da: Redazione Flash News
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