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Pet Parenting, sempre più giovani preferiscono un cane o un gatto ai figli: ma attenzione a trattarli come bambini

today30 Settembre 2026 9

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Tra Millennials e Gen Z cresce il legame con gli animali domestici: molti li considerano veri componenti della famiglia e una parte dichiara di aver valutato un pet al posto della genitorialità. Amare moltissimo un animale, però, non significa attribuirgli bisogni e comportamenti umani

Dormono con noi, vengono in vacanza, ricevono regali di compleanno e qualche volta hanno persino un posto previsto nel testamento.
Cani e gatti non sono più semplicemente gli “animali di casa”.
Per milioni di persone sono diventati componenti della famiglia a tutti gli effetti.
E tra Millennials e Gen Z il rapporto sembra diventare ancora più intenso.
Il fenomeno viene spesso definito Pet Parenting, un’espressione utilizzata per descrivere il modo in cui alcuni proprietari vivono il rapporto con il proprio animale utilizzando dinamiche e persino un linguaggio simili a quelli della relazione tra genitori e figli.
Dietro questa tendenza, però, c’è qualcosa di più complesso di un cane con il cappottino o di un gatto che dorme sul letto.
Per una parte dei giovani adulti, infatti, la scelta di avere un animale può inserirsi anche in un progetto di vita nel quale diventare genitori non è una priorità, viene rimandato oppure non è affatto desiderato.

Quattro persone su dieci sceglierebbero un pet

Secondo i dati riportati dallo State of Pets, davanti alla scelta ipotetica tra allargare la propria vita con un animale oppure con un figlio, quattro persone su dieci indicherebbero un pet, mentre il 21% sceglierebbe un figlio.
Il dato diventa particolarmente interessante osservando Millennials e Gen Z.
Il 55% avrebbe già preso in considerazione l’idea di adottare un animale invece di avere un figlio, mentre tra chi possiede già un pet l’83% dichiara di considerare il proprio cane o gatto come un figlio.
Numeri che raccontano soprattutto quanto sia cambiato il posto occupato dagli animali nelle famiglie contemporanee.
Non dimostrano, invece, che cani e gatti siano la causa della diminuzione delle nascite: la decisione di avere figli dipende da moltissimi fattori economici, personali, sociali e culturali.

Perché alcuni giovani scelgono un animale invece della genitorialità?

Le motivazioni dichiarate sono diverse.
Il 45% afferma di non trovarsi nella fase della vita adatta per avere un bambino.
Il 35% considera la gestione di un animale più semplice rispetto alla crescita di un figlio, mentre il 32% indica il minore impegno economico.
Il 28% fa riferimento alla minore responsabilità e il 24% dichiara invece una scelta consapevole: non desiderare figli.
Il punto, quindi, non è necessariamente “preferire un cane a un bambino”.
Per alcune persone le due scelte appartengono a dimensioni completamente differenti.
Un individuo può desiderare profondamente la compagnia di un animale senza avere alcun progetto di genitorialità.

Il pet diventa sempre più importante anche economicamente

Il legame può arrivare molto lontano.
Secondo i dati riportati, il 54% di Millennials e Gen Z prenderebbe in considerazione l’idea di lasciare beni al proprio animale, attraverso gli strumenti giuridici consentiti nei rispettivi ordinamenti per garantirne la cura futura.
Anche nelle relazioni sentimentali il pet può assumere un ruolo centrale.
Una parte dei proprietari single dichiara di sentirsi soddisfatta della propria vita insieme all’animale senza percepire necessariamente l’esigenza di cercare un partner.
È la dimostrazione di quanto il rapporto con cani e gatti sia diventato emotivamente importante.
Ma proprio qui nasce una domanda: considerare un animale parte della famiglia significa doverlo trattare come una persona?

Amarlo come un figlio non significa trattarlo come un bambino

La risposta degli esperti di comportamento e benessere animale è semplice: l’affetto non è il problema.
Il rischio nasce quando cominciamo a interpretare il comportamento di un cane o di un gatto esclusivamente attraverso categorie umane.
Un animale non ragiona necessariamente in termini di “dispetto”, “vendetta”, “gelosia” o “broncio” nello stesso modo in cui attribuiamo queste intenzioni a una persona.
Un cambiamento nel comportamento può invece essere collegato a stress, paura, dolore, frustrazione, condizioni ambientali o problemi di salute.
Attribuirgli automaticamente una motivazione umana rischia di farci ignorare ciò che l’animale sta realmente comunicando.

Il veterinario: «Rispettarli significa prima di tutto conoscerli»

A sottolineare questa differenza è Vittorio Saettone, veterinario e Head of R&D&QA di Schesir, secondo il quale rispettare veramente un animale significa comprenderne linguaggio corporeo, modalità di socializzazione e specifiche esigenze alimentari e comportamentali.
Anche quando il legame emotivo è fortissimo, infatti, un cane rimane un cane e un gatto rimane un gatto.
Ed è proprio rispettando questa diversità che possiamo prendercene cura meglio.
Il concetto diventa particolarmente importante quando si parla di alimentazione.

Il nostro cibo non è automaticamente adatto a loro

Condividere tutto può sembrare la massima dimostrazione d’affetto.
Ma condividere il piatto non sempre lo è.
Cani, gatti ed esseri umani hanno esigenze nutrizionali differenti e alcuni alimenti normalmente consumati dalle persone possono essere inadatti o addirittura pericolosi per gli animali.
Dolci, avanzi della tavola e snack pensati per il consumo umano non dovrebbero quindi diventare automaticamente parte della loro dieta.
Secondo Saettone, una corretta alimentazione deve partire dalle necessità nutrizionali della specie, considerando ingredienti, materie prime ed equilibrio della dieta, non semplicemente dalle abitudini alimentari della famiglia.

Un cane deve poter fare il cane

Lo stesso principio vale per il comportamento.
Voler proteggere continuamente il proprio animale può talvolta finire per limitarne alcune esigenze naturali.
Un cane ha bisogno di camminare, annusare, esplorare l’ambiente e, quando appropriato per il singolo animale, avere occasioni di socializzazione.
Un gatto ha esigenze differenti, tra cui possibilità di esplorare, nascondersi, arrampicarsi, giocare e controllare il proprio spazio.
Privare un animale di queste opportunità perché vogliamo tenerlo costantemente vicino a noi non rappresenta necessariamente una forma di maggiore amore.

Le 5 regole per amare un pet rispettando la sua natura

Gli esperti dello Schesir Respect My Nature Index indicano alcuni principi utili per evitare un’eccessiva umanizzazione.
1. Imparare il suo linguaggio. Un cambiamento nel comportamento non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un dispetto. Può essere un segnale di disagio, paura, stress, dolore o di un’altra necessità.
2. Rispettare le esigenze di socializzazione. Soprattutto per i cani, esperienze adeguate e positive con l’ambiente, le persone e, quando opportuno, altri animali possono essere importanti. Le necessità cambiano comunque da individuo a individuo.
3. Alimentarlo come un animale, non come una persona. Condividere abitualmente dolci, snack e avanzi non è una dimostrazione d’amore. La dieta deve rispettare le esigenze specifiche della specie e del singolo animale.
4. Non fare diagnosi da “genitore”. Se il cane o il gatto cambia improvvisamente comportamento, appetito o abitudini, è preferibile rivolgersi al veterinario. Per specifici problemi comportamentali può essere utile anche un professionista qualificato.
5. Rispettare movimento e autonomia. Tenere continuamente un animale in braccio, trasportarlo senza necessità o impedirgli di muoversi autonomamente può essere sgradito o stressante per alcuni soggetti. Bisogna osservare il suo comportamento e rispettarne le esigenze.

Pet Parenting sì, ma senza dimenticare chi abbiamo davanti

Considerare un cane o un gatto parte della famiglia non è necessariamente un problema.
Al contrario, può significare maggiore attenzione alla sua salute, alimentazione e qualità della vita.
Il confine viene superato quando l’amore ci porta a dimenticare la sua natura.
Umanizzare non significa necessariamente amare di più.
Qualche volta può significare proprio il contrario: soddisfare ciò che rende felice noi invece di ciò di cui ha realmente bisogno l’animale.
E forse è questa la parte più interessante del Pet Parenting.
Possiamo chiamarli “figli”, festeggiare il loro compleanno, riempire il telefono delle loro fotografie e considerarli membri indispensabili della famiglia.
Ma la forma più autentica di affetto rimane quella di riconoscere che sono diversi da noi.
Perché un cane non ha bisogno di diventare un bambino per essere amato.
E un gatto non deve comportarsi come una persona per diventare parte della famiglia.

Scritto da: Enzo Sangrigoli

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