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Una scoperta preoccupante arriva da una ricerca condotta da un’organizzazione di consumatori ceca, i cui risultati sono stati pubblicati dal Guardian.
Nei ciucci per bambini di tre noti marchi europei — Philips Avent, Curaprox e Sophie la Girafe — è stata trovata traccia di Bisfenolo A (BPA), una sostanza chimica associata a problemi ormonali, obesità e rischio di tumori.
Il Bisfenolo A, nonostante sia vietato nei prodotti per l’infanzia nell’Unione Europea, continua talvolta a comparire in tracce nei materiali plastici. Ciò che desta maggiore preoccupazione è che i prodotti analizzati erano tutti venduti come “senza BPA” o “in gomma naturale”.
Il BPA è una sostanza chimica sintetica utilizzata per rendere le plastiche più resistenti e trasparenti. Tuttavia, ha una struttura simile a quella dell’ormone estrogeno, e può quindi interferire con il sistema endocrino, alterando il funzionamento ormonale.
Secondo Chloe Topping di Chem Trust, il Bisfenolo A è associato a numerosi disturbi:
cancro al seno e alla prostata,
obesità e diabete,
malattie cardiache,
alterazioni del sistema immunitario,
problemi di fertilità e pubertà precoce,
disturbi dello sviluppo cerebrale nei bambini.
I più vulnerabili sono proprio i neonati e i bambini, perché il loro organismo è ancora in fase di crescita e più sensibile agli squilibri ormonali.
Gli esperti hanno analizzato 19 ciucci per neonati acquistati in Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria, più due modelli comprati sul sito online Temu, prodotti dalla cinese Foshan City Saidah Baby Products.
Per simulare le condizioni reali, ogni ciuccio è stato immerso in una soluzione che riproduce la saliva a 37°C, poi analizzato per individuare eventuali tracce di BPA.
I risultati:
Il Curaprox Baby Grow with Love ha registrato la concentrazione più alta, pari a 19 µg/kg, quasi il doppio del limite UE di 10 µg/kg.
Il ciuccio Sophie la Girafe in “gomma naturale” ha mostrato una concentrazione di 3 µg/kg.
Il Philips Avent Ultra Air, anch’esso dichiarato “senza BPA”, conteneva 2 µg/kg.
Anche un ciuccio venduto su Temu presentava una concentrazione di 2 µg/kg.
Le reazioni delle aziende non si sono fatte attendere.
Curaden, produttore di Curaprox, ha confermato i risultati e ha deciso di ritirare volontariamente i lotti interessati:
“Per eccesso di cautela e in linea con il nostro impegno per la qualità, abbiamo ritirato proattivamente i ciucci coinvolti e offriamo rimborsi ai clienti”, ha dichiarato un portavoce.
Philips, invece, ha replicato di non aver riscontrato tracce di BPA nei propri controlli interni.
Vulli, l’azienda francese produttrice di Sophie la Girafe, ha precisato che i ciucci non sono più in vendita da tempo, anche se sul sito ufficiale compaiono ancora fotografie che li mostrano in uso.
“Tutti i nostri prodotti vengono testati in laboratori accreditati come SGS prima della commercializzazione”, ha aggiunto un portavoce.
Gli esperti ribadiscono che anche minime concentrazioni di bisfenolo A possono avere effetti sullo sviluppo infantile, poiché la sostanza può agire a livelli molto bassi.
L’esposizione nei primi mesi di vita o in gravidanza è collegata a:
riduzione del numero di spermatozoi,
disturbi ormonali,
pubertà precoce,
possibili danni allo sviluppo cerebrale e comportamentale.
I risultati dello studio accendono i riflettori sulla sicurezza dei prodotti per l’infanzia e sulla necessità di verifiche più rigorose da parte delle aziende e delle autorità sanitarie.
In Europa, il limite di migrazione del BPA dai succhietti è fissato a 10 µg/kg, ma le nuove evidenze scientifiche suggeriscono che anche dosi inferiori possono avere effetti dannosi.
Per questo motivo, gli esperti invitano i genitori a:
acquistare solo prodotti certificati UE e da rivenditori affidabili;
diffidare dei marchi sconosciuti o di piattaforme non specializzate come marketplace generici;
sostituire regolarmente i ciucci e non riutilizzare prodotti usurati.
Il caso dei ciucci contaminati da BPA dimostra quanto sia importante monitorare la sicurezza dei materiali destinati ai neonati.
La presenza di sostanze potenzialmente pericolose in prodotti dichiarati “sicuri” deve spingere le istituzioni europee e i produttori a rafforzare i controlli e garantire maggiore trasparenza ai consumatori.
La salute dei bambini, soprattutto nei primi anni di vita, deve restare una priorità assoluta.
Scritto da: Fina Leocata
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