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Mantova conquista il primo posto tra le città più sostenibili d’Italia, seguita da Trento e Bolzano. È quanto emerge dalla classifica Ecosistema Urbano 2026 di Legambiente, che analizza le prestazioni ambientali dei capoluoghi italiani attraverso indicatori legati alla qualità dell’aria, alla gestione dei rifiuti, alla mobilità, alle risorse idriche e al consumo di suolo. Il rapporto restituisce un’immagine dell’Italia a due velocità: da una parte le città che investono nella sostenibilità e migliorano i servizi, dall’altra numerosi centri urbani che continuano a confrontarsi con problemi ambientali strutturali. Particolarmente critica la situazione di diversi capoluoghi del Mezzogiorno, tra cui Catania e Palermo, che figurano nelle ultime posizioni della graduatoria.
A guidare la classifica è Mantova, con un punteggio dell’81,29%, risultato che la colloca davanti a Trento e Bolzano. La città lombarda emerge per le prestazioni complessive registrate dagli indicatori ambientali considerati nel rapporto. La graduatoria premia la capacità dei centri urbani di affrontare diverse sfide contemporaneamente, dalla gestione dei rifiuti alla mobilità sostenibile, fino alla qualità dei servizi ambientali. Il punteggio non rappresenta una percentuale assoluta di sostenibilità, ma un indice sintetico costruito sulla base dei parametri utilizzati da Legambiente. Tra le realtà che mostrano risultati interessanti figurano anche Cremona, Reggio Emilia e Bergamo, a conferma del ruolo importante che le città di piccole e medie dimensioni possono svolgere nella transizione ecologica.
Secondo i dati riportati nell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano, il podio nazionale è composto da:
Il punteggio medio nazionale della classifica raggiunge il 55,72%, con un incremento di quasi due punti rispetto all’edizione precedente. Un miglioramento che indica alcuni progressi nella gestione ambientale delle città italiane, senza però cancellare le difficoltà esistenti. Tra le principali emergenze figurano l’inquinamento atmosferico, il consumo di suolo, l’elevato numero di automobili in circolazione e le perdite delle reti idriche. Le città devono inoltre confrontarsi con gli effetti del cambiamento climatico, che rendono sempre più importante investire in infrastrutture resilienti, aree verdi e servizi pubblici efficienti.
Uno dei dati incoraggianti riguarda la gestione dei rifiuti. Secondo il rapporto, la raccolta differenziata raggiunge mediamente il 66,15%, confermando un miglioramento rispetto al passato. Il risultato testimonia i progressi compiuti in numerosi territori nell’organizzazione dei servizi di raccolta e nella partecipazione dei cittadini. Restano tuttavia forti differenze tra le città, con alcuni capoluoghi che continuano a registrare prestazioni insufficienti. La raccolta differenziata rappresenta uno degli strumenti fondamentali per favorire il recupero dei materiali e ridurre la quantità di rifiuti destinati allo smaltimento, ma deve essere accompagnata da sistemi efficienti di trattamento e riciclo.
Tra le criticità più gravi emerge la dispersione dell’acqua potabile. Il 34,7% dell’acqua immessa nelle reti idriche urbane viene disperso, secondo il dato medio riportato nell’analisi. Una percentuale particolarmente preoccupante in un Paese che deve affrontare periodi di siccità e una crescente pressione sulle risorse idriche. Tra le città indicate per le perdite elevate figurano Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina. Le cause possono essere legate all’invecchiamento delle infrastrutture, alla manutenzione insufficiente e alle difficoltà di gestione delle reti. Ridurre le dispersioni significa preservare una risorsa essenziale e migliorare l’efficienza del servizio idrico.
Il rapporto evidenzia una situazione particolarmente difficile per diversi capoluoghi del Sud. Napoli si colloca in fondo alla classifica, seguita da Crotone, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria, secondo l’ordine riportato nei dati disponibili. La presenza di Catania e Palermo nelle ultime posizioni conferma le difficoltà ambientali che interessano le due principali aree urbane siciliane. Tra i problemi segnalati figurano la gestione dei rifiuti, la dispersione idrica, le carenze nella mobilità sostenibile e la limitata diffusione di alcune infrastrutture ambientali. È importante precisare che la posizione in graduatoria deriva dalla valutazione complessiva di diversi indicatori e non da un singolo parametro.
Per le città siciliane, uno dei problemi più rilevanti riguarda l’efficienza delle reti idriche. Catania, Palermo e Messina figurano tra i capoluoghi nei quali la dispersione dell’acqua continua a rappresentare una criticità significativa. Sul fronte della mobilità, il rapporto segnala difficoltà nella disponibilità di infrastrutture dedicate agli spostamenti in bicicletta, in particolare a Catania, Palermo e Messina. La carenza di percorsi ciclabili e di alternative efficienti all’automobile privata può contribuire ad aumentare il traffico e l’inquinamento atmosferico. Palermo viene inoltre indicata tra le città che devono recuperare terreno sul fronte delle energie rinnovabili.
La qualità dell’aria rimane uno dei principali problemi delle aree urbane italiane. Il rapporto richiama l’attenzione sui livelli di inquinamento e sui picchi di ozono, che possono rappresentare un rischio per la salute, soprattutto per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie. Un’altra emergenza riguarda il consumo di suolo, cioè la progressiva trasformazione di aree naturali e agricole in superfici artificiali. Il fenomeno riduce la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana, può aumentare il rischio di allagamenti e contribuisce alla perdita di biodiversità. Venezia viene citata tra le città nelle quali il consumo di nuovo suolo continua a rappresentare una questione particolarmente delicata.
Nonostante le difficoltà, alcune città registrano progressi nella classifica. Milano sale al 50° posto, migliorando rispetto alla 57ª posizione dell’anno precedente. Anche Padova avanza dal 39° al 33° posto, mentre Bari passa dal 76° al 71°. Si tratta di miglioramenti che indicano una variazione positiva delle prestazioni complessive rispetto agli altri capoluoghi analizzati. Le posizioni in classifica possono tuttavia cambiare anche per effetto dei risultati delle altre città e non devono essere interpretate automaticamente come prova di miglioramenti uniformi in tutti gli indicatori.
Tra le città che registrano un arretramento significativo figura Genova, che scende dal 40° al 54° posto, perdendo 14 posizioni. Il capoluogo ligure continua a confrontarsi con problemi legati alla qualità dell’aria e alla gestione delle risorse idriche. La raccolta differenziata raggiunge il 52,3%, mostrando un miglioramento contenuto, mentre la dispersione dell’acqua potabile arriva al 34,8%. Il rapporto segnala inoltre criticità nella disponibilità di spazi per i pedoni e nelle infrastrutture ciclabili. Dati che evidenziano la necessità di interventi coordinati per migliorare la qualità ambientale urbana.
Un altro segnale positivo riguarda l’aumento degli spostamenti pro capite sui mezzi pubblici. Il dato suggerisce un recupero nell’utilizzo del trasporto collettivo, elemento fondamentale per ridurre traffico, emissioni e congestione urbana. Tuttavia, l’elevato numero di veicoli privati continua a rappresentare un problema in numerose città. Il potenziamento del trasporto pubblico, la realizzazione di piste ciclabili sicure e la creazione di percorsi pedonali accessibili sono interventi necessari per rendere gli spostamenti quotidiani più sostenibili. Le difficoltà segnalate in città come Roma, Napoli, Genova, Catania e Palermo dimostrano quanto sia ancora ampio il divario tra gli obiettivi ambientali e la situazione concreta.
La transizione energetica rappresenta un’altra sfida centrale per i centri urbani italiani. Secondo le criticità evidenziate nel rapporto, Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze figurano tra le città che devono compiere ulteriori progressi nella diffusione delle energie rinnovabili. L’utilizzo di fonti energetiche pulite negli edifici pubblici e privati può contribuire alla riduzione delle emissioni e dei consumi di energia da fonti fossili. Per ottenere risultati duraturi sono però necessari investimenti, semplificazioni amministrative e una programmazione capace di coinvolgere amministrazioni, imprese e cittadini.
La classifica Ecosistema Urbano 2026 restituisce un quadro fatto di progressi e ritardi. Da una parte, Mantova, Trento e Bolzano dimostrano che risultati ambientali migliori sono possibili; dall’altra, numerosi capoluoghi continuano a presentare criticità strutturali che incidono sulla qualità della vita. Il miglioramento della raccolta differenziata e l’aumento dell’utilizzo dei mezzi pubblici rappresentano segnali incoraggianti, ma non bastano a compensare i problemi legati allo smog, alle perdite idriche e al consumo di suolo. Per le città italiane la sfida non consiste soltanto nel salire in classifica, ma nel garantire ai cittadini aria più pulita, servizi efficienti, mobilità accessibile e un ambiente urbano più sano. La sostenibilità deve diventare una priorità concreta delle politiche locali, soprattutto nei territori che oggi registrano i risultati più critici.
Scritto da: Fina Leocata
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