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Il ruolo del padre è cambiato profondamente. Oggi il papà non è più soltanto colui che lavora e porta lo stipendio a casa, ma è una figura attiva nella cura quotidiana dei figli. I padri delle nuove generazioni cambiano pannolini, giocano, accompagnano i bambini, partecipano alla gestione della casa e, soprattutto, ci sono. Una trasformazione culturale che fa bene ai figli e all’equilibrio familiare.
Numerosi studi americani confermano questa nuova tendenza. Secondo l’American Heritage Time Use Study, tra il 1975 e il 2018 il tempo che i padri trascorrono con i figli è aumentato costantemente, raggiungendo i livelli più alti mai registrati.
Non si tratta solo di “stare più tempo in casa”, ma di assumersi una reale responsabilità genitoriale. I padri millennial dedicano in media il 6% di tempo in più ai figli rispetto alla generazione precedente, partecipando attivamente alla loro crescita.
Le madri continuano a essere le figure che dedicano più tempo ai figli: le donne della Generazione X, ad esempio, hanno trascorso circa il 52% del loro tempo nella cura dei bambini. Tuttavia, il divario tra madri e padri si sta riducendo.
Cresce il numero di uomini che si occupano delle faccende domestiche e della cura familiare, soprattutto tra i padri più istruiti e con un lavoro stabile. Un cambiamento che contribuisce a una maggiore equità all’interno delle famiglie.
Tra il 2019 e il 2024, anche a causa della pandemia e del lockdown, gli uomini hanno trascorso l’11% di tempo in più con i figli e si sono fatti carico di circa il 30% dei lavori domestici. Un’esperienza che ha rafforzato il legame padre-figli e modificato in modo duraturo le abitudini familiari.
Una ricerca del 2023 dell’Institute for Family Studies mostra che i padri conviventi dedicano in media 7,8 ore a settimana alla cura dei figli, circa un’ora in più rispetto a vent’anni fa. Tra quelli con un alto livello di istruzione si arriva a 10 ore settimanali.
La maggiore presenza paterna ha effetti positivi concreti. I bambini che crescono con padri coinvolti:
ottengono migliori risultati scolastici
mostrano meno problemi comportamentali
sviluppano una maggiore stabilità emotiva e relazionale
hanno, in prospettiva, migliori opportunità anche sul piano professionale
La figura paterna presente diventa quindi un fattore di protezione e crescita.
Secondo un’analisi del Pew Research Center (2024), gli uomini delle nuove generazioni non si identificano più solo con il lavoro. Il 57% considera la genitorialità una parte centrale della propria identità, una percentuale ormai molto vicina a quella delle madri.
Oggi il 97% dei padri cambia i pannolini ai propri figli ed è aumentato del 70% il numero di uomini che scelgono di usufruire del congedo parentale, inclusa la versione paterna.
Anche in Italia il cambiamento è in atto. Le richieste di congedo di paternità sono triplicate tra il 2013 e il 2022, segno di una maggiore consapevolezza del ruolo paterno.
Tuttavia, il nostro Paese resta indietro rispetto ad altri Stati europei: il congedo paterno retribuito è fermo a 10 giorni, mentre altrove può arrivare a un mese o più. La volontà dei giovani padri italiani c’è, ma è il sistema a dover fare un passo avanti.
Il modello del padre distante appartiene al passato. Oggi i nuovi padri vogliono esserci, partecipare, crescere insieme ai propri figli. La strada è tracciata: ora tocca alle istituzioni accompagnare questo cambiamento, perché una genitorialità condivisa non è solo una scelta individuale, ma un investimento sociale sul futuro.
Scritto da: Fina Leocata
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