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Un capo empatico fa la differenza: 8 lavoratori su 10 pronti a lasciare per un cattivo responsabile

today29 Agosto 2026 6

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Una ricerca condotta su circa 3mila persone evidenzia quanto la qualità della leadership possa incidere sulla soddisfazione e sulla decisione di restare in azienda

Lo stipendio è importante, così come le possibilità di carriera e le condizioni di lavoro. Ma c’è un altro elemento che può determinare il rapporto tra un dipendente e la propria azienda: il capo.

Avere un responsabile capace di ascoltare, comunicare e comprendere le esigenze delle persone sembra infatti essere diventato un requisito fondamentale. A evidenziarlo è un’indagine americana condotta da GoodHire su circa 3mila lavoratori.

Il dato più significativo è netto: otto intervistati su dieci si dichiarano disposti a lasciare il proprio posto di lavoro se il responsabile non dimostra adeguate capacità relazionali.

Non basta essere bravi a comandare

Il modello del capo autoritario e distante sembra quindi perdere terreno. I lavoratori chiedono responsabili capaci non soltanto di organizzare il lavoro, ma anche di ascoltare, motivare e costruire un rapporto umano con il proprio team.

Tra le caratteristiche considerate più importanti emergono soprattutto onestà e autenticità.

L’empatia diventa così una vera competenza manageriale: capire le difficoltà di un collaboratore, dare feedback chiari e saper dialogare possono incidere direttamente sul clima all’interno dell’azienda.

Troppi messaggi e pochi incontri faccia a faccia

Dalla ricerca emergono anche alcune contraddizioni nel modo in cui oggi si comunica sul lavoro.

Per sei dipendenti su dieci gli incontri con i propri responsabili sono troppo pochi. Allo stesso tempo, circa il 62% lamenta un eccesso di comunicazioni attraverso strumenti digitali.

Email, chat aziendali e messaggi possono semplificare l’organizzazione, ma rischiano di sostituire completamente il confronto personale.

E c’è un altro comportamento particolarmente poco gradito: ricevere richieste di lavoro al di fuori dell’orario concordato, una pratica che può rendere sempre più difficile separare vita professionale e privata.

Solo il 32% è soddisfatto del proprio capo

Il dato forse più sorprendente riguarda il giudizio complessivo sui responsabili.

Secondo l’indagine, soltanto il 32% degli intervistati si dichiara soddisfatto del proprio capo. Un risultato che mostra quanto possa essere ampio il divario tra ciò che i lavoratori si aspettano da un leader e quello che sperimentano quotidianamente.

Non va molto meglio quando si parla di prospettive professionali: solo il 39% si dichiara soddisfatto delle opportunità di crescita, mentre la percentuale sale al 44% per quanto riguarda la chiarezza sulle retribuzioni.

Un buon capo può valere quasi quanto lo stipendio

La qualità della leadership può quindi diventare uno dei fattori decisivi per trattenere le persone in azienda.

Un dipendente può accettare momenti difficili o carichi di lavoro impegnativi più facilmente quando percepisce rispetto, ascolto e correttezza. Al contrario, una cattiva relazione con il proprio responsabile può trasformarsi nel motivo che spinge a cercare un altro posto.

Il messaggio che arriva dalla ricerca è semplice: essere un buon capo non significa soltanto ottenere risultati, ma saper guidare le persone che devono raggiungerli.

Scritto da: Fina Leocata

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