Ascoltatori:
Ascoltatori di punta:
RADIO FLASH NETWORK La Radio Che Funziona
RADIO FLASH – LA RADIO CHE FUNZIONA RADIO FLASH
RADIO FLASH – SPECIALE SANREMO La Migliore Musica del Festival di Sanremo
RADIO FLASH – MUSIC GENERATION La Migliore Musica anni 70 & 80
RADIO FLASH – PASSIONE ITALIANA Il meglio della musica italiana dagli anni 60 agli anni 90
play_arrow
RADIO FLASH – GOOD TIMES Il Meglio della musica Disco e Soul anni 70/80
Riavvolgere una videocassetta prima di guardare un altro film. Telefonare a un amico dal fisso senza sapere chi risponderà. Uscire di casa in bicicletta e tornare all’ora stabilita. Ascoltare un CD dall’inizio alla fine perché per cambiare album bisognava alzarsi e prenderne un altro.
Per milioni di persone cresciute negli anni Novanta tutto questo non era vintage.
Era semplicemente la vita quotidiana.
Adesso una parte di quella generazione è diventata genitore e sta provando a riportare alcune di quelle esperienze nella vita dei propri figli.
Il fenomeno è stato ribattezzato “90s parenting”: crescere i bambini recuperando abitudini tipiche dell’epoca precedente alla diffusione di smartphone, social network, streaming e intelligenza artificiale.
Non significa necessariamente trasformare casa in un museo del 1996.
L’obiettivo è soprattutto uno: ridurre la presenza costante degli schermi e restituire ai bambini spazi nei quali possano annoiarsi, giocare e scoprire qualcosa senza che un algoritmo decida cosa mostrare subito dopo.
Il fenomeno sta trovando grande spazio sui social, soprattutto attraverso video nei quali i genitori mostrano oggetti che sembravano definitivamente scomparsi.
Televisori con videoregistratore incorporato.
Videocassette VHS.
Stereo portatili.
Mangiacassette.
Lettori CD.
Telefoni fissi.
Console senza connessione permanente a internet.
Per chi è nato negli anni Ottanta o nei primi Novanta sono oggetti immediatamente riconoscibili.
Per molti bambini di oggi, invece, possono sembrare reperti provenienti da un’altra epoca.
Ed è proprio questo contrasto ad aver trasformato il fenomeno anche in un trend social.
Uno degli esempi diventati più curiosi arriva dagli Stati Uniti.
Un padre di Las Vegas ha ricreato nella propria abitazione una sorta di videoteca Blockbuster, completa di videocassette, per permettere alle figlie di sperimentare qualcosa che per la loro generazione è praticamente sconosciuto.
Scegliere un film non significa aprire una piattaforma con migliaia di titoli disponibili istantaneamente.
Bisogna guardare le copertine.
Decidere.
Prendere la videocassetta.
Inserirla nel videoregistratore.
E guardare proprio quel film.
Può sembrare un dettaglio insignificante, ma rappresenta perfettamente la filosofia del 90s parenting: meno possibilità immediate e più attenzione alla singola esperienza.
Dietro VHS e nostalgia, però, c’è una questione molto più attuale.
Lo smartphone.
Alcuni genitori stanno scegliendo per i propri figli telefoni molto semplici, privi di social network e in alcuni casi senza accesso completo a internet.
L’obiettivo è permettere ai ragazzi di telefonare e comunicare con la famiglia senza avere contemporaneamente in tasca social, video, giochi, notifiche e un flusso praticamente infinito di contenuti.
È probabilmente questo l’aspetto più concreto del fenomeno.
Il problema non è infatti stabilire se una videocassetta sia migliore di Netflix.
La domanda è quanto spazio vogliamo concedere agli strumenti digitali durante l’infanzia e l’adolescenza.
La differenza tra le due generazioni è enorme.
Un adolescente degli anni Novanta poteva certamente trascorrere ore davanti alla televisione o ai videogiochi.
Ma quando usciva di casa, gran parte di quel mondo rimaneva fisicamente a casa.
Non portava con sé la televisione.
Non aveva centinaia di notifiche.
Non poteva controllare continuamente cosa stessero facendo tutti i suoi amici.
E soprattutto non aveva accesso, ventiquattro ore su ventiquattro, a una quantità praticamente infinita di informazioni.
Oggi lo smartphone riunisce tutto questo in un solo dispositivo.
Per questo alcuni genitori stanno cercando di ricreare artificialmente quella separazione che una volta avveniva in maniera naturale.
Il 90s parenting non riguarda soltanto la tecnologia.
Significa anche incoraggiare i bambini a giocare all’aperto, incontrare gli amici fisicamente, inventare giochi e avere momenti nei quali non esiste qualcosa di già pronto per intrattenerli.
Persino la noia viene rivalutata.
Oggi basta qualche secondo senza nulla da fare per prendere in mano uno smartphone.
Negli anni Novanta, invece, la mancanza di un intrattenimento immediato costringeva spesso a inventarsi qualcosa.
Si usciva.
Si chiamava un amico.
Si costruiva.
Si disegnava.
Si ascoltava musica.
Oppure, semplicemente, ci si annoiava.
È proprio questa capacità di tollerare momenti senza stimoli continui che alcuni genitori vorrebbero recuperare.
Qui entra in gioco la nostalgia.
Chi oggi ha quaranta o cinquant’anni tende inevitabilmente a ricordare la propria infanzia attraverso il filtro del tempo.
Le estati sembravano lunghissime.
Le giornate più semplici.
Gli amici erano sempre fuori casa.
Il mondo appariva meno complicato.
Ma questo non significa che gli anni Novanta fossero necessariamente un’epoca migliore sotto ogni punto di vista.
Esistevano problemi, paure e pericoli anche allora.
Semplicemente erano differenti.
E soprattutto chi oggi ricorda quel periodo era un bambino o un adolescente, quindi guardava il mondo con occhi completamente diversi da quelli di un adulto.
Una parte della tranquillità che attribuiamo al passato potrebbe appartenere più all’età che stavamo vivendo che al decennio stesso.
È probabilmente la contraddizione più interessante del 90s parenting.
Molti adulti ricordano con nostalgia quando uscivano nel pomeriggio senza telefono e i genitori non sapevano esattamente dove fossero.
Ma quanti sarebbero disposti a fare lo stesso con i propri figli?
Li lasceremmo andare in bicicletta per ore senza poterli contattare?
Permetteremmo loro di spostarsi liberamente senza sapere dove si trovano?
Accetteremmo che parlassero con sconosciuti con la stessa naturalezza di allora?
Probabilmente non tutti.
Perché nel frattempo non è cambiata soltanto la tecnologia.
Siamo cambiati anche noi come genitori.
Forse è proprio questo il punto.
Il 90s parenting non deve significare fingere che internet non esista o impedire ai ragazzi di conoscere gli strumenti che faranno inevitabilmente parte della loro vita adulta.
Può invece diventare un modo per recuperare alcune abitudini che la tecnologia ha progressivamente cancellato.
Una cena senza telefoni.
Un pomeriggio fuori casa.
Un film guardato dall’inizio alla fine senza controllare contemporaneamente altri schermi.
Un album ascoltato per intero.
Una telefonata invece di trenta messaggi.
Un’ora nella quale non arriva nessuna notifica.
Sono comportamenti che non richiedono necessariamente un videoregistratore.
È possibile che il successo di questo fenomeno nasconda qualcosa di più profondo.
I Millennials non desiderano necessariamente tornare alle videocassette perché fossero tecnologicamente migliori.
Una VHS aveva una qualità inferiore, si rovinava, occupava spazio e doveva persino essere riavvolta.
Eppure oggi può suscitare una sensazione piacevole.
Perché non ricordiamo soltanto l’oggetto.
Ricordiamo la vita che avevamo quando lo utilizzavamo.
Il videoregistratore diventa così il simbolo di pomeriggi trascorsi con gli amici.
Il telefono fisso ricorda le prime telefonate interminabili.
Il lettore CD riporta alle canzoni ascoltate centinaia di volte.
La bicicletta ricorda una libertà che oggi sembra più difficile concedere ai bambini.
Forse il 90s parenting racconta soprattutto questo.
Una generazione diventata adulta guarda i propri figli crescere in un mondo velocissimo e prova a recuperare qualcosa della propria infanzia.
Non necessariamente perché tutto fosse migliore.
Ma perché tutto sembrava più lento.
Meno notifiche.
Meno contenuti.
Meno connessioni.
E forse proprio per questo alcune esperienze sembravano durare di più.
Non possiamo riportare i nostri figli nel 1996.
Possiamo però decidere quanto del 2026 debba entrare nelle loro giornate.
E magari scoprire che, per recuperare un po’ della magia dell’infanzia, non serve davvero comprare un vecchio videoregistratore: qualche volta può bastare spegnere lo smartphone.
Scritto da: Redazione Flash News
90s parenting anni 90 Blockbuster educazione figli genitori infanzia Millennials nostalgia Smartphone Social Network tecnologia telefoni cellulari tiktok VHS
Radio Flash – Non Stop Music: il meglio della musica italiana e internazionale dagli anni ’70 ad oggi, selezionata con cura per accompagnarti in ogni momento della giornata.
close