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L’arco naturale, incastonato nella roccia calcarea di Torre Sant’Andrea, nel territorio di Melendugno (provincia di Lecce), è stato letteralmente sbriciolato dall’azione combinata del mare agitato e delle forti raffiche di scirocco.
L’arco dei faraglioni di Sant’Andrea era conosciuto anche come “arco degli innamorati”, per la sua forma scenografica e romantica. Negli anni era diventato uno dei luoghi più fotografati della costa pugliese, protagonista di servizi fotografici, promozioni turistiche e campagne social.
Il crollo rappresenta una perdita non solo paesaggistica, ma anche identitaria per il territorio. L’erosione marina, già evidente da tempo, è stata aggravata dalle condizioni meteo estreme che hanno colpito l’Adriatico nelle ultime settimane.
Dopo il crollo nel Salento, cresce la preoccupazione per un altro gioiello naturale della Puglia: l’arco di Diomede, imponente faraglione calcareo situato nella Baia delle Zagare, lungo la costa del Gargano.
L’allarme è stato lanciato dalla sezione locale di Italia Nostra, che segnala un progressivo assottigliamento del pilone portante dell’arco. Le criticità sarebbero già emerse nel 2022 durante rilievi tecnici per il consolidamento della falesia.
Secondo gli esperti, il rischio di crollo imminente non può essere escluso.
La questione ora è aperta: consolidare le strutture rocciose o lasciare che il tempo e gli agenti naturali seguano il proprio corso?
Non si tratta soltanto di una scelta tecnica, ma anche politica e culturale. I faraglioni pugliesi rappresentano un patrimonio paesaggistico e turistico di grande valore. Operatori del settore e cittadini chiedono trasparenza e confronto sulle decisioni future.
Il crollo dell’arco dei faraglioni di Sant’Andrea riaccende così il dibattito sulla tutela delle coste italiane, sempre più esposte agli effetti dell’erosione e dei fenomeni meteo estremi.
Il Salento e il Gargano custodiscono scenari naturali unici, ma la loro bellezza è fragile. Il caso dell’arco di Sant’Andrea dimostra quanto il patrimonio geologico possa essere vulnerabile.
La speranza è che quanto accaduto possa rafforzare l’attenzione sulla salvaguardia del territorio, prima che altri simboli della costa pugliese vengano cancellati dal mare.
Scritto da: Fina Leocata
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