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Wish You Were Here compie 50 anni: il capolavoro senza tempo dei Pink Floyd

today8 Settembre 2025 177

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Cinquanta anni fa, nel settembre 1975, i Pink Floyd pubblicavano Wish You Were Here, uno degli album più iconici della storia del rock. Dopo il successo planetario di The Dark Side of the Moon (1973), il gruppo si trovava di fronte a una sfida enorme: come proseguire senza restare schiacciati dall’ombra di un capolavoro? La risposta fu un disco altrettanto rivoluzionario, capace di emozionare generazioni di ascoltatori e di restare un punto fermo della cultura musicale mondiale.

Wish You Were Here, un album sull’assenza e sulla memoria di Syd Barrett

Il filo conduttore di Wish You Were Here è l’assenza. L’assenza di rapporti autentici nell’industria musicale, ma soprattutto l’assenza di Syd Barrett, fondatore e anima visionaria della band. Barrett aveva lasciato i Pink Floyd a causa dei problemi psichici aggravati dall’uso di droghe, ma il suo fantasma aleggiava costantemente sul gruppo.

Il brano che apre e chiude l’album, Shine On You Crazy Diamond, è un omaggio struggente al loro amico perduto. La leggenda vuole che, durante le registrazioni agli Abbey Road Studios, Barrett si presentò improvvisamente: ingrassato, con la testa rasata e le sopracciglia sparite, tanto che i compagni quasi non lo riconobbero. In quel momento stavano proprio mixando il brano a lui dedicato. Roger Waters rimase profondamente scosso, tanto da commuoversi. Fu l’ultima volta che i Pink Floyd lo videro.

Brani che sono diventati leggenda

Composto da cinque tracce, l’album è un esempio perfetto di concept album.

  • Welcome to the Machine e Have a Cigar denunciano con ironia e amarezza i meccanismi spietati dell’industria discografica.

  • Wish You Were Here, la title track, è diventata un inno universale alla nostalgia e alla vicinanza verso chi non c’è più, con una semplicità acustica che racchiude un’emozione senza tempo.

David Gilmour ha sempre dichiarato che questo è il suo album preferito: “Cattura perfettamente quello che eravamo in quel momento: il dolore per Syd, la disillusione verso l’industria musicale, ma anche la voglia di creare qualcosa di vero.”

Roger Waters, invece, lo definì “un disco sull’assenza, sull’assenza di Syd ma anche sull’assenza di noi stessi. Eravamo lontani l’uno dall’altro, anche se suonavamo insieme.”

Wish You Were Here, l’album dell’uomo in fiamme e il patto col fuoco

L’immagine che campeggia sulla copertina è entrata di diritto nella storia: due uomini in giacca e cravatta si stringono la mano, mentre uno dei due brucia tra le fiamme. L’opera fu realizzata dallo studio Hipgnosis di Storm Thorgerson e fotografata nei teatri della Warner Bros a Hollywood. I protagonisti erano due stuntman, Ronnie Rondell (quello in fiamme, protetto da una maschera e da una parrucca) e Danny Rogers.

Per evitare che il fuoco raggiungesse il volto, i due furono fatti stringere la mano “al contrario” e la giacca fu poi ritoccata in post-produzione. Il messaggio è chiaro: nel mondo della musica, “bruciarsi le dita” era il destino di molti artisti nei rapporti con le case discografiche.

Ma c’è di più: all’uscita, l’album non mostrava subito questa copertina. Le copie erano infatti avvolte in un cellophane nero opaco, con un semplice adesivo raffigurante un’immagine acquatica, sempre ideata da Hipgnosis. Un modo per nascondere, ancora una volta, il concetto di assenza.

Pink Floyd: Un nome nato dal blues

Pochi sanno che il nome “Pink Floyd” fu inventato proprio da Syd Barrett, grande appassionato di blues. Unendo i nomi di due bluesman americani, Pink Anderson e Floyd Council, creò il marchio che avrebbe segnato per sempre la storia del rock.

Un’eredità che non svanisce

A mezzo secolo dalla sua uscita, Wish You Were Here resta un’opera imprescindibile, capace di parlare di dolore, alienazione, amicizia e memoria. È il disco che ha trasformato la mancanza in musica, l’assenza in poesia, e che continua a emozionare con la stessa intensità di cinquant’anni fa.

Scritto da: Enzo Sangrigoli

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