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Il vecchio orsacchiotto di peluche potrebbe presto avere qualcosa da dire. Letteralmente. L’intelligenza artificiale sta infatti entrando anche nelle camerette dei bambini, trasformando pupazzi e animali robotici in veri e propri compagni virtuali capaci di parlare, ascoltare e reagire alle conversazioni.
Il settore dei pet robot e dei peluche smart è in forte espansione e avrebbe già superato a livello globale i 25 miliardi di euro, con prospettive di crescita che potrebbero portarlo oltre quota 76 miliardi nel prossimo decennio.
Non si tratta più dei classici giocattoli elettronici che ripetono poche frasi registrate. I nuovi dispositivi utilizzano sistemi di intelligenza artificiale per adattare le risposte alle conversazioni e creare un’interazione sempre più personalizzata.
Tra i prodotti di nuova generazione ci sono dispositivi come iMoochi e Kumma, progettati per instaurare un’interazione continuativa con chi li utilizza.
Microfoni, sensori e software permettono al giocattolo di rispondere alle domande, ricordare alcune informazioni e modificare il proprio comportamento sulla base delle interazioni precedenti.
L’obiettivo è simulare una forma di compagnia: il peluche può conversare, raccontare storie, proporre giochi e reagire alle emozioni espresse dal bambino.
Una tecnologia che punta quindi a trasformare il giocattolo da oggetto passivo a presenza interattiva.
Proprio questa capacità di ascoltare e raccogliere informazioni sta però sollevando interrogativi.
Per funzionare, alcuni giocattoli connessi possono utilizzare microfoni e servizi online attraverso i quali vengono elaborate le conversazioni. Quando a utilizzarli sono bambini, la gestione di questi dati diventa particolarmente delicata.
Le domande riguardano soprattutto quali informazioni vengano raccolte, dove siano elaborate, per quanto tempo vengano conservate e chi possa eventualmente accedervi.
Per i genitori diventa quindi importante verificare attentamente le impostazioni del dispositivo, le modalità di trattamento dei dati e le possibilità di disattivare microfono, connessione o memorizzazione delle conversazioni.
C’è poi un secondo aspetto, forse ancora più complesso: quello emotivo.
I nuovi pet robot sono progettati per rispondere in maniera rassicurante e mostrare comportamenti che ricordano attenzione, amicizia e affetto. Naturalmente dietro quelle reazioni non esiste un sentimento reale, ma un sistema informatico che genera una risposta sulla base dei dati ricevuti.
Per un adulto la differenza è evidente. Per un bambino molto piccolo, invece, il confine tra una relazione reale e una risposta artificiale potrebbe risultare meno immediato.
L’intelligenza artificiale sta dunque modificando anche uno degli oggetti più tradizionali dell’infanzia.
Il peluche resta morbido e rassicurante, ma adesso può avere microfoni, sensori, connessione a Internet e un’intelligenza artificiale capace di conversare.
Una trasformazione che apre possibilità completamente nuove per il mondo dei giocattoli, ma che porta con sé anche una domanda destinata a diventare sempre più importante: quanto siamo disposti a far entrare l’intelligenza artificiale nella vita quotidiana e nelle confidenze dei nostri bambini?
Scritto da: Fina Leocata
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