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Fa il giro del mondo a piedi e torna a casa dopo 28 anni: l’incredibile impresa di Karl Bushby

today6 Novembre 2026 5

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Partito dal Cile nel 1998, l’ex paracadutista britannico ha percorso oltre 50mila chilometri attraversando territori estremi. A Hull, in Inghilterra, l’emozionante abbraccio con la madre Angela

Ventotto anni di viaggio, oltre 50mila chilometri percorsi e un solo grande obiettivo: tornare a casa. È la straordinaria storia di Karl Bushby, l’ex paracadutista britannico che nel 1998 decise di partire dal Cile per affrontare un’impresa apparentemente impossibile: attraversare il mondo contando principalmente sulle proprie gambe.
Dopo quasi tre decenni di avventure, ostacoli e territori estremi, il suo viaggio si è concluso a Hull, in Inghilterra, dove ad attenderlo c’era la madre Angela, insieme a una folla di persone accorse per festeggiare il suo ritorno.
Un abbraccio che rappresenta molto più della conclusione di una lunga spedizione: è il ricongiungimento di una famiglia dopo un’esperienza che ha attraversato un’intera generazione.

La partenza dal Cile nel 1998 e il sogno di attraversare il mondo

Quando Karl Bushby lasciò il Sud America, nel 1998, aveva un progetto tanto ambizioso quanto insolito: raggiungere la propria città natale attraversando continenti e confini con un viaggio prevalentemente a piedi.
Ex militare delle forze armate britanniche, Bushby era abituato alla fatica fisica e alle condizioni difficili, ma l’impresa che aveva deciso di affrontare sarebbe andata ben oltre qualsiasi esperienza precedente.
Il percorso lo ha portato attraverso paesaggi completamente differenti, dalle regioni tropicali alle zone artiche, affrontando difficoltà climatiche, problemi logistici e lunghi periodi lontano dalla propria famiglia.
Nel corso del viaggio ha percorso più di 50mila chilometri, una distanza superiore alla circonferenza terrestre misurata all’equatore.

Dalle giungle del Darién allo Stretto di Bering ghiacciato

Tra i passaggi più impegnativi dell’avventura figura l’attraversamento del Darién Gap, la regione selvaggia tra Colombia e Panama, caratterizzata da foreste tropicali, corsi d’acqua e terreni difficili da percorrere.
Un altro momento eccezionale è stato il passaggio attraverso lo Stretto di Bering, tra Alaska e Russia, affrontato sulle distese di ghiaccio.
Si tratta di un ambiente particolarmente ostile, dove temperature estreme, condizioni meteorologiche imprevedibili e instabilità del ghiaccio rendono ogni spostamento rischioso.
Queste tappe hanno contribuito a trasformare il viaggio di Bushby in una delle imprese di esplorazione contemporanea più singolari.

Anche la Manica a nuoto per avvicinarsi a casa

Nel racconto della sua spedizione trova spazio anche l’attraversamento della Manica a nuoto, un’ulteriore sfida fisica lungo il percorso verso il Regno Unito.
Dopo anni trascorsi su strade, sentieri e territori isolati, Bushby si è ritrovato sempre più vicino alla destinazione che aveva immaginato alla partenza.
Il viaggio, tuttavia, non è stato soltanto una prova di resistenza. Ha richiesto capacità di adattamento, determinazione e la volontà di proseguire anche nei momenti più difficili.

Il ritorno a Hull con un carrellino e pochi oggetti personali

L’immagine del suo arrivo è particolarmente significativa: un uomo con un carrellino metallico, pochi effetti personali e alle spalle quasi trent’anni di viaggio.
Un bagaglio essenziale, simbolo di uno stile di vita nel quale ogni oggetto deve essere scelto con attenzione e trasportato lungo il percorso.
Ad accoglierlo nella città inglese non c’era soltanto la madre, ma anche una folla festante, pronta a celebrare la conclusione di un’avventura fuori dal comune.
Per Bushby, il ritorno ha significato ritrovare luoghi familiari profondamente cambiati e persone che hanno continuato a seguire la sua impresa a distanza.

L’abbraccio con la madre Angela dopo 28 anni

Il momento più emozionante è stato quello dell’incontro con Angela, la madre di Karl Bushby.
Dopo ventotto anni dalla partenza, il ricongiungimento ha rappresentato il punto d’arrivo umano di un viaggio raccontato soprattutto attraverso chilometri, confini e imprese fisiche.
In quasi tre decenni il mondo è cambiato radicalmente: si sono diffuse nuove tecnologie, sono cambiate le abitudini quotidiane e le modalità di comunicazione.
Ma al centro della storia rimane un sentimento semplice, quello di un figlio che torna a casa e ritrova la propria famiglia.

Un’avventura che attraversa un’intera generazione

La storia di Karl Bushby racconta la determinazione di chi sceglie di dedicare una parte enorme della propria vita a un obiettivo.
Dal 1998 a oggi, il suo percorso ha attraversato continenti, climi estremi e trasformazioni storiche, diventando una testimonianza di resistenza e perseveranza.
Resta la curiosità di conoscere più a fondo le esperienze vissute durante il viaggio, le persone incontrate e il significato che questa avventura ha assunto per il suo protagonista.
Dopo 28 anni e oltre 50mila chilometri, l’immagine più importante non è quella di una vetta o di un confine superato, ma quella di un abbraccio. Quello tra Karl e sua madre Angela, al termine di un viaggio durato quasi trent’anni.

Scritto da: Fina Leocata

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