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Un prestigiatore amante della tecnologia ha trasformato un semplice numero di magia in un vero caso di biohacking finito male. Zi Teng Wang, scienziato con un dottorato in biologia cellulare e molecolare e mago nelle ore libere, ha deciso di impiantarsi un microchip sottocutaneo tra pollice e indice per rendere più spettacolare una sua esibizione. Ma il progetto non è andato come previsto.
Per sorprendere il pubblico, Zi ha scelto un microchip Rfid (Radio-frequency identification), un dispositivo in grado di collegarsi allo smartphone di uno spettatore e aprire un link personalizzato. L’obiettivo era creare un effetto “magico” sfruttando la tecnologia, mostrando un meme o un contenuto digitale a sorpresa.
Insoddisfatto del risultato, il mago-scienziato ha modificato più volte il chip, aggiornando il collegamento che si apriva sui telefoni nei suoi show.
Tempo dopo, Zi tenta di accedere al chip per cambiarne di nuovo le impostazioni… ma scopre di aver dimenticato la password di accesso.
Un problema non da poco, considerando che il microchip si trova sotto la sua pelle.
«Sono tagliato fuori dalla tecnologia del mio corpo… È fastidioso ma esilarante», racconta.
Ora sta provando diversi metodi per recuperare l’accesso al dispositivo, senza però compromettere la funzionalità o la sicurezza dell’impianto.
Zi non è un caso isolato. Negli Stati Uniti, soprattutto in California, esiste una vivace comunità di appassionati del biohacking: ogni anno si ritrovano al Grindfest, dove sfilano persone con chip sottopelle che aprono porte, attivano luci o lanciano animazioni digitali.
Il caso più noto resta però Neuralink, la società fondata da Elon Musk, che ha già impiantato chip cerebrali in 12 volontari per progetti di ricerca avanzata.
Gli impianti sottocutanei non sono esenti da rischi. Il medico Darien Sutton mette in guardia:
rischio di infezioni
infiammazioni e cicatrici
possibili conseguenze a lungo termine
incompatibilità con esami diagnostici come la risonanza magnetica
Il caso di Zi riapre il dibattito sulla sicurezza di questi esperimenti fai-da-te e sui limiti del biohacking amatoriale.
Scritto da: Fina Leocata
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