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L’intelligenza artificiale ci rende più pigri? Gli studi mettono in guardia dai rischi di un uso eccessivo

today1 Luglio 2026 10

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Sempre più persone si affidano all’AI per studiare, lavorare e prendere decisioni. Ma alcuni ricercatori avvertono: delegare troppo può ridurre capacità e spirito critico

L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo di lavorare, studiare e reperire informazioni. In pochi secondi è in grado di scrivere testi, analizzare documenti, risolvere problemi e supportare professionisti in numerosi settori.

Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia. Alcuni studi scientifici suggeriscono che un utilizzo eccessivo dell’AI potrebbe ridurre l’allenamento delle nostre capacità cognitive, rendendoci meno autonomi nello svolgere alcune attività.

Quando la tecnologia sostituisce il ragionamento

Affidarsi continuamente all’intelligenza artificiale può portare le persone a esercitare meno memoria, concentrazione e capacità di analisi.

Se ogni risposta arriva immediatamente, il rischio è quello di dedicare meno tempo all’approfondimento e allo sviluppo del pensiero critico.

Gli esperti parlano di una possibile “dipendenza cognitiva”, nella quale la tecnologia diventa il primo punto di riferimento anche per attività che potremmo svolgere autonomamente.

Il caso dei medici

Uno degli studi citati ha analizzato il comportamento di operatori sanitari che utilizzavano sistemi di intelligenza artificiale durante le colonscopie.

L’AI si è dimostrata particolarmente efficace nell’individuare alcuni adenomi, migliorando il supporto diagnostico.

Tuttavia i ricercatori hanno osservato che, con il tempo, alcuni professionisti tendevano ad affidarsi sempre di più al sistema automatico, mostrando minore attenzione e sicurezza quando erano chiamati a lavorare senza il suo supporto.

Secondo gli autori della ricerca, un uso eccessivo potrebbe ridurre motivazione, concentrazione e senso di responsabilità nelle decisioni prese in autonomia.

Anche i programmatori imparano meno

Risultati simili sono emersi anche in uno studio condotto da ricercatori della società americana Anthropic.

Un gruppo di ingegneri informatici è stato invitato a svolgere esercizi di programmazione, con la possibilità di utilizzare Internet e strumenti di intelligenza artificiale.

Al termine dell’esperimento, chi aveva fatto maggiore affidamento sull’AI ha ottenuto risultati inferiori nei test di verifica dell’apprendimento rispetto a chi aveva risolto i problemi principalmente con le proprie competenze.

Un dato che suggerisce come ricevere subito la soluzione possa limitare il processo di apprendimento.

Il cervello ha bisogno di allenamento

Il fenomeno non riguarda soltanto l’intelligenza artificiale.

Diversi studi hanno evidenziato come anche l’uso costante dei navigatori satellitari possa ridurre nel tempo la capacità di orientarsi senza l’aiuto della tecnologia.

Il principio è lo stesso: quando deleghiamo continuamente una funzione a uno strumento esterno, tendiamo a esercitarla sempre meno.

L’AI è un supporto, non un sostituto

Gli esperti sottolineano però che il problema non è l’intelligenza artificiale in sé, ma il modo in cui viene utilizzata.

Se impiegata come strumento di supporto può aumentare la produttività, migliorare il lavoro e facilitare l’accesso alle informazioni.

Quando invece sostituisce completamente il ragionamento umano, il rischio è quello di perdere gradualmente competenze che richiedono esercizio continuo.

La vera sfida sarà quindi imparare a convivere con l’intelligenza artificiale senza rinunciare alla capacità di pensare, imparare e decidere in autonomia.

Scritto da: Fina Leocata

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