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Con l’approvazione definitiva alla Camera, la riforma della Maturità 2026 è ufficialmente legge.
L’esame che conclude il percorso scolastico cambia volto e, per prima cosa, torna al nome tradizionale “Maturità”, abbandonando la denominazione “Esame di Stato”.
Un ritorno simbolico ma importante, che segna anche una profonda revisione del sistema di valutazione e delle modalità delle prove.
Le due prove scritte restano confermate, ma il colloquio orale assume un ruolo centrale e sarà articolato su quattro discipline, definite ogni anno da un decreto ministeriale pubblicato a gennaio.
Durante l’orale, gli studenti dovranno dimostrare competenze anche in educazione civica e nelle esperienze di formazione scuola-lavoro.
Previsto un rigido regolamento di comportamento: chi sceglierà di rimanere in silenzio deliberatamente, come forma di protesta, sarà bocciato.
La valutazione finale terrà conto non solo del rendimento scolastico, ma anche di attività extrascolastiche meritorie, come volontariato o impegno civico.
I commissari d’esame passeranno da 7 a 5, e saranno selezionati dopo un percorso di formazione specifica.
Cambia anche il voto di condotta:
con 5 in condotta si viene bocciati automaticamente,
con 6 lo studente dovrà presentare una “prova di cittadinanza attiva”,
il punteggio massimo all’esame sarà riservato a chi avrà ottenuto almeno 9 in condotta.
Una novità importante riguarda i ragazzi che vogliono cambiare percorso di studi nei primi due anni delle superiori:
non sarà più necessario sostenere un esame integrativo, semplificando così il passaggio tra diversi indirizzi.
L’alternanza scuola-lavoro cambia nome e diventa “formazione scuola-lavoro”.
Le convenzioni tra scuole e aziende non potranno più includere attività in lavorazioni ad alto rischio, per garantire maggiore tutela agli studenti.
Inoltre, l’Inail promuoverà campagne informative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre sarà ampliata la copertura assicurativa anche agli infortuni avvenuti nel tragitto tra casa e sede di formazione.
La riforma introduce anche misure specifiche per le isole minori: il personale scolastico che presta servizio in questi territori riceverà punteggi aggiuntivi nelle graduatorie provinciali per le supplenze.
Un riconoscimento al valore e alle difficoltà di chi lavora in contesti geografici isolati ma culturalmente preziosi per il Paese.
La sottosegretaria all’Istruzione Paola Frassinetti ha commentato:
«Torna il nome Maturità, con il significato profondo di un momento che segna la crescita personale e civile dei nostri ragazzi. Restituiamo valore e serietà a una prova che negli ultimi anni aveva perso autorevolezza».
Anche il ministro Giuseppe Valditara ha sottolineato:
«Con questa riforma diamo attenzione concreta agli studenti e alla sicurezza nelle esperienze di formazione. La scuola-lavoro deve essere un’opportunità di crescita, non di rischio».
Scritto da: Fina Leocata
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