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«Oggi offro io». Una frase semplicissima, pronunciata ogni giorno davanti al bancone di migliaia di bar. Ma cosa significa quando è sempre la stessa persona a offrire il caffè agli altri?
Non esiste naturalmente una risposta valida per tutti. Offrire può essere semplicemente un gesto di cortesia, generosità o affetto. Può dipendere dall’educazione ricevuta, dalle abitudini personali e persino dalla situazione economica.
La psicologia sociale, però, permette di osservare un meccanismo interessante: quando qualcuno comincia a dare, gli altri sviluppano delle aspettative su ciò che accadrà la volta successiva.
Ed è qui che un semplice caffè può raccontare qualcosa di più sulle nostre relazioni.
Immaginiamo due amici che entrano in un bar. Uno paga entrambi i caffè.
Quando tornano qualche giorno dopo, è abbastanza naturale che l’altro dica: «Stavolta tocca a me».
È il principio della reciprocità.
Non significa tenere una contabilità precisa di ogni euro speso. Nelle relazioni tra persone che si percepiscono sullo stesso piano, però, tende a svilupparsi una certa alternanza.
Uno offre il caffè, l’altro paga il pranzo. Uno accompagna l’amico in automobile, l’altro ricambia con un favore.
Ciò che conta non è restituire esattamente la stessa cosa, ma mantenere la percezione di uno scambio equilibrato.
La reciprocità svolge una funzione importante nei rapporti sociali.
Ricambiare un gesto può comunicare all’altra persona: «Quello che fai per me ha valore e anch’io tengo a te».
Allo stesso tempo evita che uno dei due rimanga costantemente nella posizione di chi dà e l’altro in quella di chi riceve.
Quando questo equilibrio viene meno per molto tempo, infatti, possono comparire sensazioni differenti: chi offre continuamente potrebbe iniziare a sentirsi sfruttato, mentre chi riceve potrebbe sentirsi in debito.
La reciprocità contribuisce quindi a mantenere la relazione percepita come paritaria.
Il meccanismo può cambiare quando le due persone non occupano la stessa posizione.
Pensiamo a un capo e a un dipendente, a un professore e a uno studente oppure, in un contesto differente, a un genitore e a un figlio.
In una relazione gerarchica può acquistare maggiore importanza il precedente.
Se il capo offre abitualmente il caffè ai collaboratori, dopo un po’ il comportamento può essere percepito come una consuetudine: è lui quello che paga.
Curiosamente, il meccanismo può verificarsi anche al contrario. Se è sempre il dipendente a portare il caffè al superiore, quel gesto può trasformarsi progressivamente in un comportamento atteso.
Ciò che inizialmente era spontaneo rischia così di diventare un piccolo ruolo.
È uno degli aspetti più interessanti delle abitudini sociali.
Quando un comportamento si ripete, rende la relazione più prevedibile.
Se durante ogni trasferta il capo paga il pranzo, nessuno deve chiedersi ogni volta come dividere il conto. Se una persona porta abitualmente il caffè, gli altri finiscono per aspettarsi che accada ancora.
Queste piccole consuetudini riducono l’incertezza, ma possono avere un effetto collaterale: trasformare una gentilezza in qualcosa che viene dato per scontato.
È qui che la situazione può cambiare.
All’inizio diciamo grazie. Dopo dieci volte ci abituiamo. Alla cinquantesima potremmo quasi stupirci se quella persona non offre più.
Il meccanismo non riguarda naturalmente soltanto il caffè.
Può accadere con chi paga sempre al ristorante, chi mette continuamente a disposizione l’automobile, chi risolve i problemi degli altri o chi in famiglia si occupa sistematicamente di determinate incombenze.
Un gesto volontario può lentamente trasformarsi, nella percezione degli altri, in un comportamento dovuto.
E chi lo compie potrebbe continuare anche quando non ne ha più voglia, semplicemente perché interrompere l’abitudine provocherebbe domande o reazioni.
Nei rapporti caratterizzati da una differenza di ruolo, inoltre, la generosità può assumere significati ulteriori.
Un responsabile che offre il pranzo alla propria squadra può comunicare attenzione e disponibilità, ma il gesto può anche sottolineare implicitamente il suo ruolo.
Allo stesso modo, un collaboratore che si propone continuamente di fare piccoli favori a un superiore potrebbe farlo per semplice gentilezza, ma in alcuni casi potrebbe esserci anche il desiderio di ottenere approvazione o consolidare il rapporto.
Questo non significa che dietro ogni caffè esista una strategia nascosta.
Un singolo comportamento non permette di stabilire la personalità o le intenzioni di qualcuno. È la dinamica complessiva della relazione a fornire eventualmente informazioni più interessanti.
La domanda utile, quindi, non è stabilire chi abbia pagato gli ultimi cinque caffè.
Bisogna osservare qualcosa di più ampio: entrambi sentono di poter dare e ricevere liberamente?
In un rapporto equilibrato non è necessario restituire ogni gesto nello stesso modo.
Una persona può avere maggiore disponibilità economica e offrire più spesso, mentre l’altra può ricambiare attraverso tempo, disponibilità, ascolto o aiuto concreto.
Il problema può nascere quando uno dei due comincia a percepire il proprio dare come un peso oppure quando l’altro considera quell’aiuto un diritto acquisito.
Potrebbe essere una persona generosa. Potrebbe essere semplicemente abituata a farlo. Potrebbe avere maggiore disponibilità economica oppure considerare l’offerta un modo per esprimere affetto e attenzione.
In determinati rapporti potrebbe anche essersi creato, quasi senza accorgersene, un ruolo dal quale diventa difficile uscire.
Per questo la psicologia non permette di concludere che chi offre sempre il caffè abbia automaticamente una determinata personalità.
Il dettaglio più interessante arriva dopo.
Cosa succede il giorno in cui quella persona non offre?
Se nessuno ci fa caso, probabilmente era davvero soltanto un gesto gentile. Se invece gli altri rimangono sorpresi, protestano o si aspettano che paghi comunque, allora quel semplice caffè potrebbe essere diventato qualcosa di diverso: un’aspettativa all’interno della relazione.
Ed è proprio lì che un gesto da pochi euro può raccontare molto più del conto lasciato sul bancone.
Scritto da: Redazione Flash News
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