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Sindrome da rientro, perché dopo le vacanze ci sentiamo più stanchi di prima?

today7 Settembre 2026 11

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Tornare al lavoro può portare stanchezza, irritabilità e difficoltà di concentrazione. Il problema non è sempre la fine delle ferie: spesso arriviamo alla pausa già esausti e continuiamo a pensare al lavoro anche sotto l’ombrellone

Le vacanze sono finite, la valigia è stata disfatta e arriva il momento di tornare al lavoro. Dopo giorni o settimane di riposo dovremmo sentirci pieni di energia. Eppure, per molte persone accade esattamente il contrario: si rientra in ufficio stanchi, demotivati e con la sensazione di avere bisogno di un’altra vacanza.

È quella che comunemente viene definita sindrome da rientro, una condizione di disagio che può accompagnare il ritorno alla normale routine dopo un periodo di pausa.

Ma c’è una domanda interessante da porsi: siamo realmente stanchi perché le vacanze sono finite oppure non siamo mai riusciti a riposarci davvero?

Il problema può cominciare prima delle ferie

Due settimane di vacanza non possono necessariamente cancellare mesi trascorsi accumulando stanchezza.

Se arriviamo alla pausa già esausti, con carichi di lavoro elevati, scadenze continue e poco tempo per recuperare durante l’anno, le ferie rischiano di trasformarsi semplicemente in un breve intervallo.

E il recupero diventa ancora più difficile quando il lavoro viene portato con noi.

Non serve necessariamente mettere il computer in valigia. Basta lo smartphone.

Una mail controllata mentre siamo in spiaggia, un messaggio di lavoro al quale rispondiamo durante la cena o una telefonata ricevuta perché siamo considerati comunque reperibili possono impedire quella disconnessione completa che dovrebbe caratterizzare almeno una parte delle vacanze.

Essere in ferie non significa avere smesso di lavorare

C’è poi una forma di connessione ancora più difficile da eliminare: quella mentale.

Possiamo spegnere il computer e non aprire la posta elettronica per una settimana, ma continuare a pensare alla riunione che ci aspetta, alle attività lasciate in sospeso o alla quantità di lavoro che troveremo al ritorno.

In questo caso siamo fisicamente lontani dall’ufficio, ma mentalmente ancora seduti alla nostra scrivania.

Ed è proprio qui che si trova una delle chiavi del problema.

Disconnettersi dagli strumenti di lavoro non significa necessariamente riuscire a recuperare energia. Per riposare realmente serve anche una distanza psicologica dalle responsabilità professionali.

Mail e messaggi hanno reso più difficile staccare

Il confine tra lavoro e vita privata è diventato sempre più sottile.

Secondo i dati riportati, in Italia il 32,5% dei dipendenti dichiara che gli viene richiesto di essere reperibile anche fuori dall’orario di lavoro.

Il 52,2% afferma inoltre di effettuare almeno un’ora di straordinario alla settimana e, per il 48,5%, questo tempo aggiuntivo non sarebbe retribuito.

Numeri che aiutano a comprendere perché per alcune persone sia difficile arrivare alle ferie nelle condizioni ideali per recuperare.

Smart working e strumenti digitali non sono necessariamente il problema in sé: possono offrire anche maggiore autonomia e flessibilità. La difficoltà nasce quando la possibilità di lavorare ovunque diventa l’aspettativa di essere disponibili sempre.

In vacanza cambiano completamente i nostri ritmi

C’è poi un’altra ragione per cui il rientro può risultare traumatico.

Durante le ferie scompaiono molti degli obblighi che scandiscono la quotidianità lavorativa.

Ci svegliamo più tardi, mangiamo a orari differenti, programmiamo liberamente la giornata e possiamo decidere cosa fare senza avere continuamente davanti un’agenda.

Poi arriva il primo giorno di lavoro.

Tornano sveglia, traffico, appuntamenti, riunioni, telefonate, notifiche, messaggi e deadline da rispettare.

Il passaggio improvviso da una gestione libera del tempo a una giornata nuovamente organizzata intorno agli impegni può richiedere un periodo di adattamento.

Perché alcune persone tornano più stanche di altre

Non tutti vivono il rientro allo stesso modo.

Quanto riusciamo a recuperare durante una pausa dipende anche dal livello di stanchezza accumulato prima di partire e dalla qualità effettiva del riposo.

Chi arriva alle vacanze già profondamente affaticato potrebbe aver bisogno di più tempo per recuperare.

E se durante la pausa continua a lavorare, controllare messaggi o preoccuparsi di ciò che accade in ufficio, una parte importante dell’effetto rigenerante delle ferie rischia di andare perduta.

Due settimane di ferie possono non bastare

Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti della cosiddetta sindrome da rientro.

Forse non dovremmo domandarci soltanto come organizzare meglio le vacanze, ma anche come lavoriamo durante gli altri mesi dell’anno.

La Salary Guide 2026 di Hays Italia segnala che il 32% delle aziende considera la prevenzione dell’esaurimento lavorativo tra gli aspetti rilevanti per trattenere i talenti.

Il benessere dei lavoratori diventa quindi anche una questione organizzativa.

Carichi sostenibili, maggiore autonomia, flessibilità, qualità della leadership e possibilità di recuperare durante l’anno possono contribuire a evitare che le ferie diventino l’unico momento nel quale provare disperatamente a ricaricare le batterie.

La sindrome da rientro potrebbe essere un segnale da ascoltare

Un po’ di nostalgia alla fine delle vacanze è perfettamente comprensibile. Diverso è tornare sistematicamente al lavoro con una sensazione di profonda stanchezza.

In quel caso il problema potrebbe non essere semplicemente il passaggio dalla spiaggia alla scrivania.

Potrebbe essere utile interrogarsi su quanto spazio il lavoro occupa nella nostra vita anche quando, teoricamente, abbiamo smesso di lavorare.

Perché se durante tutto l’anno accumuliamo stanchezza senza avere occasioni per recuperare, non possiamo aspettarci che qualche giorno di ferie risolva tutto.

La vera prevenzione della sindrome da rientro, allora, potrebbe iniziare molto prima della partenza: imparando — e potendo — staccare dal lavoro anche durante il resto dell’anno.

Scritto da: Fina Leocata

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