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A couple rest in a park in St. Petersburg, Russia, Friday, June 19, 2026. (AP Photo/Dmitri Lovetsky)
Ci basta un’app per ordinare una pizza, un QR Code per pagare il conto, un messaggio per salutare un amico e il navigatore per chiedere indicazioni. La tecnologia ha reso la vita più semplice, ma potrebbe averci reso anche molto più silenziosi.
Secondo una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista scientifica Perspectives on Psychological Science, negli ultimi anni il numero delle parole pronunciate ogni giorno è diminuito in modo significativo. Tra il 2005 e il 2019 ogni persona ha perso, in media, 338 parole al giorno, un calo che corrisponde a circa il 28% rispetto ai livelli registrati all’inizio dello studio.
I ricercatori hanno analizzato l’evoluzione delle abitudini comunicative nel corso di quattordici anni, rilevando una trasformazione profonda.
Nel 2005 una persona pronunciava mediamente 16.000 parole al giorno. Nel 2019 il dato è sceso a circa 12.000, segno che molte delle conversazioni che un tempo facevano parte della quotidianità sono progressivamente scomparse.
Tradotto su base annuale, significa rinunciare a oltre 120 mila parole in dodici mesi.
Il fenomeno non indica necessariamente che comunichiamo di meno, ma che lo facciamo in modo diverso.
Molte azioni che fino a pochi anni fa richiedevano uno scambio verbale oggi vengono svolte attraverso uno smartphone. Prenotare un tavolo al ristorante, ordinare la spesa, acquistare un biglietto, pagare un caffè o chiedere indicazioni stradali sono operazioni che possono essere completate senza pronunciare una sola parola.
La diffusione dei social network, delle chat e delle piattaforme digitali ha trasformato il dialogo parlato in comunicazione scritta, veloce e spesso ridotta a emoji, messaggi vocali o brevi testi.
A essere diminuite non sono soltanto le conversazioni importanti, ma soprattutto quei brevi scambi che scandivano la vita di ogni giorno.
La chiacchierata con il giornalaio, due battute con il barista mentre prepara il caffè, una richiesta di informazioni a un passante o una conversazione in ascensore stanno diventando sempre più rare.
Le casse automatiche nei supermercati, il GPS al posto delle indicazioni stradali e i servizi di consegna a domicilio hanno eliminato molte occasioni di incontro e di dialogo spontaneo.
Lo studio evidenzia che il fenomeno è ancora più marcato tra le nuove generazioni.
Le persone con meno di 25 anni pronunciano mediamente 452 parole in meno al giorno rispetto ai coetanei di qualche anno fa, confermando come smartphone e comunicazione digitale abbiano modificato profondamente le relazioni sociali.
Gli studiosi precisano che la diminuzione delle parole pronunciate non significa necessariamente una riduzione dei contatti sociali.
Oggi comunichiamo continuamente attraverso messaggi, videochiamate, social network e applicazioni di messaggistica. È cambiata però la qualità dell’interazione: il dialogo diretto lascia sempre più spazio alla comunicazione mediata dagli schermi.
Questo cambiamento potrebbe avere effetti non solo sul linguaggio, ma anche sulle relazioni personali, sull’empatia e sulla capacità di ascolto.
La tecnologia continua a offrire strumenti straordinari per restare in contatto, ma nessuna applicazione riesce a sostituire completamente il valore di una conversazione faccia a faccia.
Un sorriso accompagnato da qualche parola, una chiacchierata improvvisata o un semplice saluto possono ancora fare la differenza nella qualità delle relazioni umane. E forse, proprio nell’epoca della comunicazione digitale, recuperare il piacere di parlare potrebbe rappresentare uno dei gesti più autentici della vita quotidiana.
Come cantava Mina in uno dei suoi brani più celebri, “Parole, parole, parole…”: oggi, più che mai, quelle parole sembrano essere diventate un bene prezioso.
Scritto da: Fina Leocata
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