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Dormire bene non significa soltanto recuperare le energie dopo una giornata impegnativa. Mentre il nostro corpo riposa, infatti, il cervello continua a svolgere attività fondamentali per la memoria, l’apprendimento e l’equilibrio emotivo. Durante la notte vengono riorganizzate le connessioni tra i neuroni e si attivano meccanismi che contribuiscono a eliminare alcune sostanze di scarto accumulate nei tessuti cerebrali. Processi importanti per il corretto funzionamento del sistema nervoso e per il mantenimento delle capacità cognitive. A spiegare il ruolo del sonno è Lino Nobili, responsabile del reparto di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale Gaslini di Genova, intervenuto durante un’intervista a Medicina Top, il format televisivo dell’agenzia di stampa Italpress.
Trascorriamo circa un terzo della nostra vita dormendo, ma quelle ore sono tutt’altro che un periodo di inattività per il cervello. Durante il riposo notturno si verificano numerosi processi biologici che permettono al sistema nervoso di funzionare correttamente. «Un terzo della nostra vita la passiamo dormendo: il sonno è fondamentale per i nostri processi della memoria e per i meccanismi di sviluppo e plasticità cerebrale», spiega Nobili. La plasticità cerebrale è la capacità del cervello di modificare e riorganizzare le proprie connessioni neuronali in risposta alle esperienze e agli stimoli ricevuti. Si tratta di una funzione essenziale per imparare nuove informazioni, sviluppare abilità e adattarsi ai cambiamenti. Il sonno contribuisce a mantenere efficienti questi meccanismi, soprattutto durante l’infanzia e l’adolescenza, quando il cervello attraversa importanti fasi di sviluppo.
Durante il giorno il cervello raccoglie continuamente informazioni attraverso le esperienze, lo studio, il lavoro e le relazioni con gli altri. Quando dormiamo, parte di queste informazioni viene rielaborata attraverso processi che contribuiscono a consolidare i ricordi e a rafforzare gli apprendimenti. Le diverse fasi del sonno svolgono funzioni complementari. Il sonno profondo, che appartiene alla fase non REM, è particolarmente importante per alcuni meccanismi di consolidamento della memoria, mentre il sonno REM partecipa ad altri aspetti dell’elaborazione delle informazioni e delle esperienze emotive. Dormire a sufficienza può quindi favorire la capacità di ricordare ciò che abbiamo imparato, mentre una carenza di sonno può rendere più difficili la concentrazione, l’attenzione e l’apprendimento.
Uno degli aspetti più interessanti del riposo notturno riguarda il cosiddetto sistema glinfatico, un meccanismo che favorisce la circolazione dei liquidi nel cervello e contribuisce alla rimozione di alcune sostanze di scarto prodotte dall’attività cellulare. «Esiste un sistema che si chiama sistema glinfatico, che fa un po’ da spazzino: butta fuori le sostanze tossiche e lavora principalmente nel sonno profondo», sottolinea Nobili. Questo processo viene studiato per comprendere meglio il rapporto tra sonno e salute neurologica. Le ricerche, in particolare quelle sperimentali, indicano che durante il sonno possono verificarsi condizioni favorevoli alla rimozione di determinati prodotti del metabolismo cerebrale. Il sistema glinfatico non è però un meccanismo che si accende soltanto di notte, e il suo funzionamento nell’essere umano è ancora oggetto di approfondimenti scientifici.
La capacità del cervello di eliminare le sostanze di scarto ha attirato l’attenzione dei ricercatori anche per le possibili implicazioni nelle malattie neurodegenerative. Alcuni studi hanno esaminato il rapporto tra qualità del sonno, accumulo di determinate proteine e condizioni neurologiche come la malattia di Alzheimer. Le evidenze suggeriscono che il riposo notturno possa avere un ruolo importante nel mantenimento della salute cerebrale, ma non è ancora possibile affermare che dormire bene, da solo, prevenga le malattie neurodegenerative. Il legame tra sonno e cervello è complesso e coinvolge numerosi fattori, tra cui età, condizioni di salute e abitudini quotidiane. Garantirsi un riposo adeguato rimane comunque una componente importante di uno stile di vita favorevole al benessere generale.
Il sonno non è fondamentale soltanto per la memoria e l’apprendimento. Riposare correttamente contribuisce anche alla capacità di gestire le emozioni e affrontare le situazioni stressanti. Dopo una notte insonne, infatti, è più facile sentirsi irritabili, nervosi o particolarmente sensibili agli imprevisti. Questo accade perché il sonno partecipa alla regolazione dei circuiti cerebrali coinvolti nelle risposte emotive. «Durante la notte abbiamo quindi questo effetto di pulizia sulla memoria e sui processi degenerativi: in più il sistema glinfatico ha un impatto molto positivo sul controllo delle nostre emozioni», afferma Nobili. La regolazione emotiva dipende da diversi processi cerebrali associati al sonno e non può essere attribuita esclusivamente al sistema glinfatico. Un riposo di qualità aiuta il cervello a elaborare le esperienze e a mantenere un migliore equilibrio emotivo.
La quantità di sonno necessaria varia in base all’età e alle caratteristiche individuali. Per la maggior parte degli adulti, le indicazioni delle principali organizzazioni scientifiche suggeriscono generalmente tra le sette e le nove ore di sonno per notte. Bambini e adolescenti hanno invece bisogno di dormire più a lungo, perché il riposo accompagna le importanti trasformazioni che interessano il cervello durante la crescita. Non conta soltanto il numero di ore trascorse a letto: anche la continuità e la qualità del sonno sono fondamentali. Risvegli frequenti, orari irregolari e disturbi del riposo possono compromettere la sensazione di recupero e influire sulle attività quotidiane.
Per favorire un sonno regolare possono essere utili alcune semplici attenzioni. Mantenere orari abbastanza costanti per andare a letto e svegliarsi aiuta l’organismo a seguire un ritmo più stabile. Anche ridurre l’esposizione a luci intense e dispositivi elettronici prima di dormire, limitare la caffeina nelle ore serali e creare un ambiente tranquillo possono contribuire a migliorare il riposo. L’attività fisica regolare e una corretta gestione dello stress rappresentano ulteriori elementi favorevoli. Quando difficoltà ad addormentarsi, risvegli continui o sonnolenza diurna persistono nel tempo, è opportuno rivolgersi a un medico per individuarne le possibili cause.
Le spiegazioni di Lino Nobili ricordano quanto sia importante considerare il sonno una necessità biologica e non semplicemente una pausa dalle attività quotidiane. Durante la notte il cervello continua a lavorare, riorganizzando informazioni, sostenendo i processi di apprendimento e partecipando ai meccanismi che regolano le emozioni. Allo stesso tempo, il sistema glinfatico contribuisce alla gestione delle sostanze di scarto presenti nei tessuti cerebrali. Dormire bene significa quindi offrire al cervello le condizioni necessarie per svolgere molte delle sue funzioni essenziali. Un’abitudine quotidiana che può fare la differenza per la concentrazione, la memoria, il benessere psicologico e la qualità della vita.
Scritto da: Fina Leocata
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