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Quando abbiamo fame basta pensare a una pizza appena sfornata, a una ciambella o persino a un semplice pacchetto di patatine per avere quasi la sensazione di sentirne il profumo e il sapore.
Non sarebbe soltanto suggestione. La fame, infatti, potrebbe modificare il modo in cui il nostro cervello elabora e immagina le informazioni legate al cibo.
A indagare il fenomeno è stata una ricerca dell’Università di Otago, pubblicata sulla rivista scientifica Appetite, secondo la quale quando siamo affamati diventano più vivide le immagini mentali associate a gusto e olfatto.
Quando l’organismo ha bisogno di energia, la nostra attenzione verso il cibo aumenta. Ma i ricercatori hanno voluto capire se la fame fosse capace di influenzare anche qualcosa di più particolare: la capacità di immaginare un sapore o un odore senza avere realmente davanti l’alimento.
Per scoprirlo sono stati coinvolti 64 partecipanti, osservati in due condizioni differenti: una volta a stomaco vuoto e un’altra dopo aver fatto colazione.
Ai volontari è stato chiesto di immaginare diversi alimenti e di concentrarsi sulle sensazioni che questi avrebbero prodotto.
La prova comprendeva alimenti molto diversi tra loro: ciambelle, cioccolato, patatine e persino una mela.
I partecipanti dovevano immaginarne gusto, profumo e consistenza.
Il risultato è stato curioso: quando erano a digiuno, le rappresentazioni mentali legate al cibo risultavano più vivide rispetto a quelle sperimentate dopo aver mangiato.
In altre parole, a stomaco vuoto il cervello sembrerebbe riuscire a “ricostruire” con maggiore intensità l’esperienza del cibo.
Ed è forse per questo che, quando abbiamo davvero fame, basta vedere la fotografia di un piatto o semplicemente pensarci per farci venire immediatamente l’acquolina in bocca.
Una possibile spiegazione è legata ai meccanismi che regolano la ricerca del cibo.
Quando l’organismo ha bisogno di energia, tutto ciò che riguarda il mangiare acquista maggiore importanza. Rendere mentalmente più evidenti profumi e sapori potrebbe quindi contribuire ad aumentare la motivazione a procurarsi del cibo.
Lo studio riguarda però soprattutto la vividezza dell’immaginazione sensoriale: non significa necessariamente che durante il digiuno il nostro naso o le nostre papille gustative diventino improvvisamente molto più potenti.
Dalla ricerca sarebbe emersa anche un’altra curiosità.
Durante l’esperimento alcuni partecipanti affamati tendevano a simulare piccoli movimenti collegati alla masticazione mentre immaginavano gli alimenti.
Un dettaglio che mostra quanto possa essere forte il legame tra fame, cervello e rappresentazione mentale del cibo.
Insomma, quando diciamo «ho così fame che riesco già a sentirne il sapore», potremmo essere meno lontani dalla realtà di quanto pensiamo.
Scritto da: Fina Leocata
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