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Bere caffè fa bene? Ecco cosa succede al corpo se ne bevi da due a quattro tazzine al giorno

today27 Luglio 2026 5

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Numerosi studi scientifici evidenziano come un consumo moderato di caffè possa avere effetti positivi su intestino, fegato, cervello e metabolismo. Ma attenzione a non esagerare

Per molti italiani la giornata inizia con il profumo del caffè. Un gesto quotidiano che va ben oltre il semplice piacere della pausa mattutina. Negli ultimi anni, infatti, numerose ricerche scientifiche hanno approfondito gli effetti di questa bevanda sull’organismo, mostrando come un consumo moderato possa essere associato a diversi benefici per la salute.

Dalla protezione del fegato al benessere del microbiota intestinale, passando per il cervello e il metabolismo, il caffè continua a essere oggetto di studi che ne mettono in luce le potenzialità, pur ricordando che quantità eccessive possono avere effetti indesiderati.

Cosa contiene una tazzina di caffè

Un espresso senza zucchero apporta pochissime calorie, generalmente meno di cinque, ma racchiude numerose sostanze biologicamente attive.

Oltre alla caffeina, presente mediamente tra 60 e 80 milligrammi per tazzina, il caffè contiene polifenoli, acidi clorogenici, melanoidine e altri composti naturali dotati di proprietà antiossidanti.

Queste molecole aiutano a contrastare lo stress ossidativo e partecipano a diversi processi metabolici che coinvolgono l’intero organismo.

Il caffè e la salute dell’intestino

Uno degli aspetti più studiati riguarda il rapporto tra caffè e microbiota intestinale, l’insieme dei miliardi di microrganismi che popolano il nostro intestino.

Una parte dei polifenoli presenti nel caffè raggiunge infatti il colon, dove rappresenta una fonte di nutrimento per alcuni batteri benefici.

Le ricerche osservazionali suggeriscono che chi consuma abitualmente alcune tazzine di caffè al giorno presenta spesso una flora intestinale più ricca e diversificata, elemento considerato importante per il buon funzionamento dell’apparato digerente.

Alcuni di questi batteri producono inoltre sostanze come il butirrato, un acido grasso che contribuisce a mantenere in salute la mucosa intestinale e a modulare i processi infiammatori.

Gli effetti su umore e concentrazione

L’intestino e il cervello comunicano continuamente attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello.

Per questo motivo gli effetti del caffè non si limitano all’apparato digerente. La caffeina favorisce il rilascio di neurotrasmettitori come dopamina e noradrenalina, migliorando temporaneamente attenzione, vigilanza e capacità di concentrazione.

Alcuni studi hanno inoltre osservato un’associazione tra il consumo regolare di caffè, anche decaffeinato, e un minor rischio di sviluppare sintomi depressivi.

Naturalmente la sensibilità alla caffeina varia da persona a persona e, in soggetti predisposti, dosi elevate possono favorire nervosismo, ansia e disturbi del sonno.

Un alleato per fegato e cervello

Tra gli organi che sembrano beneficiare maggiormente del consumo moderato di caffè figura il fegato.

Numerose ricerche hanno evidenziato un’associazione tra il consumo abituale della bevanda e una minore probabilità di sviluppare steatosi epatica, cirrosi e altre patologie croniche del fegato.

Anche il cervello potrebbe trarne vantaggio. Secondo diversi studi, bere regolarmente due o tre caffè al giorno è associato a un minor rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer, anche se gli esperti sottolineano che si tratta di associazioni statistiche e non di un rapporto di causa-effetto dimostrato.

Quante tazzine al giorno sono consigliate?

Le autorità sanitarie europee considerano generalmente sicuro, per un adulto in buona salute, un consumo massimo di circa 400 milligrammi di caffeina al giorno, equivalenti indicativamente a tre-cinque espressi.

Molti studi individuano tra due e quattro tazzine quotidiane la fascia nella quale sembrano concentrarsi i maggiori benefici.

Per chi è particolarmente sensibile alla caffeina, il decaffeinato rappresenta una valida alternativa perché conserva buona parte dei polifenoli e degli altri composti antiossidanti.

Le persone con ipertensione non controllata, aritmie cardiache, disturbi d’ansia, reflusso gastroesofageo, così come le donne in gravidanza o in allattamento, dovrebbero invece confrontarsi con il proprio medico per valutare il consumo più appropriato.

Anche la preparazione ha la sua importanza

Non tutti i caffè sono uguali. Il metodo di preparazione può modificare la quantità di alcune sostanze presenti nella bevanda.

Il caffè filtrato, ad esempio, trattiene una parte dei diterpeni, mentre la moka e altre preparazioni non filtrate ne conservano quantità maggiori.

Per mantenere inalterati aroma e proprietà è consigliabile conservare il caffè in un contenitore ermetico, lontano da luce, calore e umidità.

Infine, gli esperti ricordano che il vero nemico non è il caffè in sé, ma ciò che spesso viene aggiunto: zucchero, panna, creme e sciroppi possono aumentare sensibilmente le calorie della bevanda.

Consumato con moderazione e inserito all’interno di uno stile di vita sano ed equilibrato, il caffè può quindi rappresentare non solo un piacere quotidiano, ma anche un prezioso alleato per il benessere generale dell’organismo.

Scritto da: Fina Leocata

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